Archivio per Gennaio 2008

Altri libertini di Massimo Sannelli

Gennaio 31, 2008

1. E *ora*, lettore? Tre esempi. Puoi accettarli e rifiutarli. Io non sono né il padrone né il servo di questi esempi: ho solo cercato di ascoltarli, perché hanno [o sono] il quadrato che *amo* [Potenza Inusualità Maestà Furore] e le condizioni necessarie per restare [ritmo coerenza totalità musica leggerezza profondità]. E poi: le proprietà di un suono sono ancora, e sempre, le stesse: altezza durata intensità timbro. Anche la tua voce è suono. E anche la tua voce deve cantare. Dunque *anche* il testo, che – se consideri *magistrale* madonna Dickinson – inizia a vivere quando è detto: il giorno in cui la parola è pronunciata, con un’espirazione [che senti – meraviglia dei miei piccoli a scuola – se poni le dita davanti alla bocca, quando parli]. Senza fiato, nessuna voce. E chi non ha fiato – è *spirato*, e tace.

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Quarta lezione

Gennaio 31, 2008

Esiste un’altra modalità di uso del narratore in terza persona singolare che viene chiamata terza persona limitata o immersa. La caratteristica dominante nell’uso del narratore in terza persona limitata consiste nel raccontare senza mai allontanarsi, staccarsi dal narratore usato in terza persona singolare. Il narratore parla in terza persona ma è come se agisse in prima persona. Tutto viene raccontato dal punto di vista di ciò che vede e sente e pensa il narratore, solo che invece di dire io (prima persona singolare) si descrive in terza persona singolare.

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Drin di Valter Binaghi

Gennaio 30, 2008

TESTO PER UNA CANZONE MAI SCRITTA

telefonino cesso

Drin. Fuori dal parcheggio
Drin. Anche in autostrada
Drin. E perfino in ufficio se lo vuoi
Drin. Cellulare ultrapotente
Drin. Socialmente intrigante
Drin. Una lapide alla solitudine
Drin. Se non posso parlare
Drin. Lasciami un messaggio
Drin, La faccina che mi dice come stai

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Alcune poesie di Inès Hoffman

Gennaio 30, 2008

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DESENHO ESMAECIDO

A casa nunca fora habitada
por uma família.
Por muito tempo
permaneceram nela
quatro vultos
desfigurados,
esquartejados
por dores
de infelicidade.

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La nostalgia è sempre quella di un tempo

Gennaio 29, 2008

LA NOSTALGIA E’ SEMPRE QUELLA DI UN TEMPO
La poesia, i poeti e il Mediterraneo di oggi

di Giuseppe Panella

«E poi al mattino dimentichiamo. Non sappiamo neanche più riconoscere le finestre che brillavano nella notte. Tornata la luce del giorno, esse sono tutte uguali. E di giorno, sulla Piazza, tutto è allegro, sempre. Se piove, diciamo: “Che tempo!”; se fa bello, diciamo: “Che tempo!”. Mi sono fatta tornare a casa. Ero pericolosamente vicina a cadere nella cronaca. Non sarebbe mai finito. Non c’era ragione per non continuare fino alla mia morte… Con una certa ipocrisia ho giocato sulle parole “memoria” e “nostalgia”. Non posso giurare di essere stata di una sincerità totale quando affermavo di non provare nostalgia. Ho forse la nostalgia della memoria non condivisa…»
(Simone Signoret, La nostalgia non è più quella di un tempo, trad. it. di Vera Dridso, Torino, Einaudi, 19802, p. 390)

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Etere 1: l’antichità

Gennaio 29, 2008

di Antonio Sparzani
Firomaco, Combattimento tra Etere e gigante, altare di Zeus

La storia di cui vorrei raccontarvi alcuni episodi corre su due rotaie, spesso parallele: quella della poesia e della letteratura, che continua a vedere l’etere come qualcosa di vago e misterioso, ma che in questa vaghezza trova la sua sottile bellezza, e quella, d’altra parte, dei tentativi che ha messo in atto la scienza per cogliere finalmente, per serrare tra le tenaglie di una definizione precisa e quantitativa, questo inafferrabile elemento, che continuamente è stato congetturato esistere, ma che altrettanto continuamente è sfuggito ad ogni presa. Perché queste rotaie non sono poi soltanto due e non sono neppure tanto ben distinte: anche la filosofia e la medicina mescoleranno infatti i loro saperi nella trama, stranamente tenace, dell’etere.

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Etty Hillesum

Gennaio 28, 2008

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Olanda, campo di Westerbork.
Da qui ogni settimana partono i convogli per Auschwitz.
Da qui scrive Etty Hillesum. Luglio-agosto 1943.

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Provocazione in forma d’apologo

Gennaio 28, 2008

A un certo punto sembrò che Elle ed Erre riuscissero a unire le loro anomalie in un qualcosa di bello e potente. Ma Deus non vult; e lode a Lui, che sa quello che fa

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Come si diventa a volte scrittore di Franz Kraspenhaar

Gennaio 26, 2008

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Probabilmente non ve ne fregherà niente, ma lo racconto lo stesso, ho tempo da perdere. Sono diventato scrittore perché non avevo più niente da fare, e soprattutto da perdere. Prima avevo fatto di tutto, o quasi. Intanto scrivevo ma credendoci fino a un certo punto, anzi non credendoci per niente, spinto solamente da una passione pura. Poi, dopo aver mandato a fare in culo tre principali in tre anni per la famosa incompatibilità di carattere, ho deciso che non sarei più stato alla stanga. Quando ero uno schiavo di lusso che viaggiava sugli aerei in executive e per un periodo scorrazzava per le strade su una macchina americana marca Chrysler, non ero felice per niente.

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Tutto il calcio della mia vita di Franz Krauspenhaar

Gennaio 25, 2008

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Saturi di sangue saltavamo sulle gradinate
come canguri bianchi, alla ricerca del posto.
Forte, sotto la pancia del balenottero, a miglia
di distanza dall’erba cucita al campo, voglia
stonata di prateria, immusurabile. Per venire lì
facevo la via Capacelatro, gambe a serramanico,
il cuscinetto a strisce sotto l’ascella, come
la baguette mattutina di un francese.

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