Il disincanto delle sirene

sirene.jpgdi Fabrizio Corselli 

Come una eco lontana e sepolta tra le vetuste macerie del pensiero, che s’insinua tra le parole della Pizia mentre sé interroga sulla verità delle cose, così cade il timone e la chiglia della ragione al pari di una nave durante la tempesta, naufragando quieta tra le illusorie parole di Cassandra, sibilla. Un’illusorietà, questa, che ben s’addice alla condizione artistica, contesa dall’una e dall’altra parte, da una molteplicità di falsi profeti che parlano con tracotanza per bocca dei loro superiori. Uno stato dell’incubazione quasi in deliquio per l’agognato accesso a quell’enkoimeterion dove i sogni prendono forma e le volontà dell’atto superiore conseguono il proprio corso;
ma il risveglio è lì che aspetta l’infedele per essersi destato da un sonno apparente ancor prima che siano stati dispensati i voluti oracoli. L’artista ha lasciato da tempo immemore il tempio della divinità ARTE per erigere ed innalzare a se stesso are pagane che perpetuino quella dimensione cultuale dell’ego, che purtroppo è ben lungi dall’essere accostata al termine di “narcisismo”, inteso una volta per tutte nella sua più solenne accezione di preservazione della personale integrità artistica. Se stessa più non concede al riflesso di uno specchio dorico, la spumeggiante Afrodite, poiché il Bello s’adagia tra l’illusione di un’imitata tragedia, siffatta per incantare il pubblico e il regno umano con la magia del teatro.

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