Intervista a Placido Di Stefano

Il romanzo si apre con un prigioniero. Un uomo legato ad un letto, incerottato, terrorizzato, nudo. Vulnerabile, solo con se stesso e con il proprio carnefice, nell’opprimente calura estiva di una squallida serata milanese. E’ l’Io che narra. – perché hai scelto di raccontare questa storia in prima persona? Tecnica narrativa o “scrittura di pancia”?

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