Archivi del mese: aprile 2008

Sguardi a perdita d’occhio

SGUARDI A PERDITA D’OCCHIO – I POETI LEGGONO L’ARTE

Gli sguardi a perdita d’occhio hanno il desiderio di vedere oltre il velo dell’apparenza e di andare al di là di un guardare anestetizzato. Perché il problema del nostro tempo è l’intorpidimento e l’assuefazione.
Ora, come in ogni epoca storica che sente di aver perduto qualcosa, pensiamo che sia necessario rieducare l’occhio a cogliere la sottile differenza che intercorre tra i verbi “guardare” e “vedere”, per acuire, forse, una coscienza più lucida della realtà. Perché “vedere” significa innanzitutto cogliere la vera essenza delle cose, ciò che permane; significa entrare, in profondità, nel flusso in divenire dell’esistenza.

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Osteria Calcutta

Una città capace di accogliere decine di migliaia di persone senza terra e di avvelenarne altrettante con le cicliche epidemie per avvelenamento da arsenico causate dai pesticidi e dai fertilizzanti chimici introdotti in modo massiccio in un’agricoltura naturale e dagli stabilimenti della Coca Cola (bevanda, fino a pochi anni fa completamente inesistente nel West Bengal) le cui pompe hanno raggiunto gli strati più profondi della terra, pescandovi -assieme all’acqua- metalli pesanti ed arsenico.

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poesie di Paola Renzetti

“Il Signore li abbia in gloria” *

Lode a chi va via presto,
lasciando l’ultimo respiro
sulla porta, prima di uscire.

Lode a chi se ne va in fretta,
senza fermarsi nei lunghi saluti.

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Quella notte a Dolcedo

Mi è costato fatica, ma sono contento di averlo letto. Perché questo non è uno dei tanti libri che escono in continuazione, quelli che si aprono, ci si affida al narratore e ci si lascia portare fino in fondo. No. Qui a ogni pagina bisogna usare la testa, domandarsi il perché di ogni cosa, soprattutto delle cose che non succedono. E non si trova, il dannato perché. Eppure si va avanti ugualmente, proprio come capita nella vita vera, perché la scrittura di Magliani contiene una promessa che non si estingue mai, e quando finisce genera rimpianto.
Questo è un grande libro, come non se ne leggevano da decenni, e non mi sento ancora in grado di farne una recensione ma solo una breve nota. Anche questo è un sintomo del “grande libro”: ci vuole tempo per digerirlo, assimilarlo, entrargli dentro. Ma qualche cosa posso dirla sin d’ora.
Perché mi costava fatica leggerlo? Perché il ritmo di lettura era diverso dal solito. Me lo imponeva la storia, la scrittura, l’argomento. E io faticavo ad adeguarmi. Resistevo. Avrei voluto capire subito se si trattava di un giallo, di una storia di guerra, di archeologia, di fantastoria biblica, o di altro ancora. Invece non è niente di tutto questo: è un libro che esce dagli schemi, non per il gusto di fare una cosa nuova ma perché così doveva essere, e non poteva essere che così.
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Chierichetti

Le ampolle, la faccenda delle ampolle era un casino, c’era sempre il rischio di confondere quella dell’acqua con quella del vino, poi c’era il rischio di lasciarle cadere, difatti ogni tanto sull’altare si rappresentava lo spettacolo della rottura delle ampolle, spesso ad opera di Gigi detto la perla nera, quello che faceva le smorfie, quello che il parroco gli tirava le orecchie tuonando, tu sei la nostra perla, sì, ma nera! e veniva retrocesso al ruolo di angelo, visto che tra chierichetti si assegnavano anche i ruoli, io però mi ricordo solo del ruolo dell’angelo, che poi era già ambito il ruolo dell’angelo,

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Ricordo di Angelo Maria Ripellino

Giovedì 24 aprile, ore 18.00

Casa delle Letterature

Piazza dell’Orologio 3 – Roma

Angelo Maria Ripellino

a trent’anni dalla morte

In occasione del pomeriggio dedicato al ricordo di Angelo Maria Ripellino

verrà presentato il libro

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Maria Luisa Spaziani

da La traversata dell’oasi

Ibernati, incoscienti, inesistenti,
proveniamo da infiniti deserti.
Fra poco altri infiniti ci apriranno
ali voraci per l’eternità.

Ma qui ora c’è l’oasi, catena
di delizie e tormenti. Le stagioni
colorate ci avvolgono, le mani
amate ci accarezzano.

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