Archivi del mese: maggio 2008

Una poesia di Salvatore Toma

Il poeta è uno scienziato

coi piedi sulla terra,

sulla luna c’è andato

da appena nato.

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L’una o l’altra

Da un seminario interuniversitario da me condotto intorno al tema dell’importanza di essere umani. Il seminario intendeva portare l’attenzione su cosa accade quando diveniamo vittime dell’impulso all’elusione, quando diveniamo incapaci di riconoscere il dolore, la sofferenza, la tristezza nel volto di un altro. In questa negazione e indifferenza dimentichiamo il tratto distintivo della nostra umanità, che ritengo sia proprio abbandonare la nostra “persona”, cioè la nostra personalità, per accogliere il transpersonale. Lasciare attraversare la propria (?) identità dalla presenza altrui come presenza umana, divenire capaci di risponderle. Nell’incontro con l’altro scoprire le risorse simboliche della propria identità, raccogliere la brezza dello Spirito che pervade ogni cosa, fare esperienza del divino. Qui è il paradosso: si è veramente umani solo se si abbandona la nostra, presunta umanità!

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L’onda marchigiana

di Renata Morresi

Sabato 24 maggio 2008

Massimo Gezzi, Renata Morresi, Adelelmo Ruggeri, Luigi Socci, Giampaolo Vincenzi: l’altro giorno ci siamo ritrovati al fatidico momento della “tavola rotonda”, nell’ultima giornata del Festival Licenze Poetiche. Per tema la sempiterna, attualissima, ancorché stagionata ipotesi sulla “linea poetica marchigiana”, anche detta, nel titolo del nostro incontro, “l’onda marchigiana”.

Massimo Gezzi, che di recente si è occupato dell’argomento insieme ad Adelelmo Ruggieri in Porta Marina: Viaggio a due nelle Marche dei poeti, in uscita per peQuod, ha aperto i lavori offrendoci le coordinate del dibattito, le misure della “marchigianità”.

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Liberi in rete

Tema:Libertà in rete
Virtualità significa possibilità di una libertà che non abbiamo mai conosciuto nel mondo off-line. Grazie alle tecnologie digitali, diventa possibile comporre, costruire un mondo artificiale, che ha carattere di singolarità: un mondo che è fatto soltanto per me, o per me e te, un mondo condiviso da un piccolo numero di persone (Franco Berardi)

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Interzona

L’opera letteraria- scrive Starobinski- è un «essere» e insieme un «materiale»:

Essa è entrambe le cose: un essere che attende l’incontro, un materiale, a sua volta lavorato, che aspetta il lavoro; o ancora: un’intenzione che si destina alla nostra attenzione con lo sviluppo di una forma. Aver riguardo per l’opera significa rispettare, in essa, la sua finalità intenzionale e insieme la sua forma «oggettiva» (la sua struttura).

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La bellezza di un qualunque giorno di primavera

Hai voglia a dire che i gospel sono una roba buona solo
sotto Natale. Certo non è la stessa cosa che indossare,
per sfizio, un loden a giugno. Ma a me usare le cose fuori
dal loro contesto è sempre piaciuto.
Un loden è un loden è un loden, recitava qualche poesia.
E a me sentire le voci, intonate, e organizzate di neri che
si mettono d’accordo per incidere i loro canti, fa niente
se in una chiesa, in un garage o dentro un’ovattata sala
di registrazione, piace molto !

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Alla cortese attenzione …

Lugano, 19 maggio 2003
Spett. Panfilo Castaldi Edizioni
alla c.a. del Direttore Editoriale

Gentile Direttore,
non Le nascondo che la Sua cortese richiesta di un curriculum vitae mi ha sconcertato. Sulle prime, in un accesso di euforia, ho pensato che intendesse la presentazione da stampare sul risvolto di copertina. Invece Lei mi chiede un riassunto, una scaletta. E ne ha tutte le ragioni. Non sono stato io a presentarmi dichiarando che: “La mia vita è praticamente un romanzo” ?
Ebbene: la storia della mia vita, gentile Direttore, eccola qua.
Sono nato nella prima metà del secolo scorso in Lombardia. (Mi consenta di non essere più preciso: gli ultracinquantenni hanno diritto a qualche piccola civetteria).
Al termine di una brillante carriera ho conseguito la laurea in scienze politiche presso l’Università di Taranto: l’indiscusso prestigio di un ateneo della Magna Grecia valeva il sacrificio del viaggio. La modestia mi impedisce di precisare la votazione di laurea.

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Rosa del deserto

Solitaria rosa del deserto
Quanto durerà il tuo viaggio
Calvario?

Fermati.
Sorseggia qualche goccia
Delle mattine più fredde
La rugiada.

Ascolta ogni goccia che vaga
E fuggi il deserto
La siccità.

Salta le dune galoppa
Sulle pozzanghere rimaste
Fermati nella città commossa
La mia.

Solitaria rosa del deserto
Lascia nuovamente un petalo fra le mie labbra
Cosicchè io possa sentire ancora
Il tuo forte odore di rosa.

Rosa del deserto
Lascia cadere ancora un tuo petalo
Fra le mie dita
Cosicchè io possa sfiorire con te.

-blaze-

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Camillo Sbarbaro

Il mio cuore si gonfia per te, Terra,
come la zolla a primavera.
lo torno.
I miei occhi son nuovi. Tutto quello
che vedo è come non veduto mai;
e le cose più vili e consuete,
tutto m’intenerisce e mi dà gioia.

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La pace che ci meritiamo

PRESENTAZIONE

Carla Guidi raccoglie, in questo volume, tutta la sua passione per la causa della pace nel mondo. Come solito fare, la struttura poetica di Carla si esprime attraverso vaste e consequenziali strutture poematiche.

La scelta del poema, le deriva da una vocazione prepotente alla sintesi intellettuale di natura antropologica; esprime in tutte le forme a lei congeniali, di conoscenza, le tematiche convergenti su un argomento prescelto. Il soggetto dominante in questo libro è la pace.

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