Archivi del mese: giugno 2008

Ci sono famiglie che soffrono

Sergio Lenci, architetto, specializzato nella progettazione delle carceri (Rebibbia è stata costruita – male, secondo lo stesso Lenci – su un suo progetto), era un vecchio socialista “di sinistra”. Un sabato mattina del 1980 un commando di Prima linea fece irruzione nel suo studio, e dopo averlo messo a soqquadro, in cerca di chissà cosa, lasciò l’architetto riverso nel pavimento del bagno con una pallottola conficcata nel cranio.
Miracolosamente sopravvissuto, Lenci ha piano piano ricominciato una vita più o meno normale, fra le aule dell’università La Sapienza, dove insegnava, e quelle dei tribunali, in cerca di giustizia. Ha scritto un diario, che nel 1987 ha vinto il premio di Pieve Santo Stefano pubblicato l’anno successivo dagli Editori Riuniti. Lenci morirà nel 2001.
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Il villaggio

di Giovanni Agnoloni

L’aria era satura di minestrone. Arrivava a fiotti dalla cucina, che era aperta in direzione del campo. Le felci ondeggiavano stancamente, e ormai erano quasi le otto. Pedro e Alonso lavoravano chini sui carciofi, sfruttando la luce che ancora indugiava nel cielo. La sagoma scabra del Montserrat si ergeva placida sul fianco della montagna, e c’erano degli uccelli notturni che già cominciavano ad aggirarsi per quel tratto di spazio.
Dora si era affacciata una volta alla finestra per controllare a che punto fossero i due uomini. Era una donna tranquilla.
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Francesca Sallusti. La lepre cede il passo all’oro

La sincerità è incanto. Si deve parlare di poesia quando questa è portata con tanta sincerità e quando la sincerità è tanto particolare da porgere un incanto; un incanto particolarissimo e ricco come è quello femminile nel momento unico e privato di una donna che mette al mondo un figlio: questa poesia sembra possedere tutte le doti emotive e propulsive di un animo femminile còlto nel momento di maggiore sensibilità, come è quello, per una donna, della rivelazione di una nascita che si prepara. E questo tema non è per nulla scontato nel panorama della poesia di oggi. E non lo è, proprio per il naturale e privato modo di esprimersi che utilizza, al cuore di una poetessa madre, dall’interno di un sentimento – in un modo che a me, da uomo, sembra molto più intimo di qualsiasi altra poesia maschile. Viene utilizzato il carattere di una innata bontà, che è proprio di una vita che crea dentro di sé una vita che deve venire al mondo e nascere e crescere: è l’inevitabilità della vita, in tutto ciò che è vivo e vissuto vivamente, in un incanto naturale biologico
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Marina Pizzi

Plettro di compieta

2008-

1.

stagioni al pane

critica e memoria

dove la casa in estro di giostrina

secca le stanze che si stanno atee.

in meno di un marsupio

il nodo della corsa

per rivedere il sasso

che mi portò sott’acqua

dalla canoa più sciatta

alla novellina tanica di fuoco.

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Giancarlo Majorino

Giovedi 19 giugno ore 21

La Casa della poesia di Milano
Palazzina Liberty, L.go Marinai d’Italia 1

In occasione della pubblicazione di Viaggio nella presenza del tempo di Giancarlo Majorino (Oscar Mondadori 2008)

Cinque poeti – Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Biagio Cepollaro, Andrea Inglese, Stefano Raimondi – leggeranno dei passi del poema di Giancarlo Majorino, commentandoli e discutendoli con l’autore.

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Così uguale di Silvia Monti

Dalla sezione love songs – prima parte

(ora vomita tutto senza fare rumore.
vomita.
i colori i ricordi i suoi baci, anche il sole
vomita
i polmoni, lo stomaco, gli occhi
e per ultimo il cuore.
e poi muore)

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Tortura come sfida letteraria

Erwin Koch: La danza di Sara

Come ogni esperienza estrema, la tortura è una particolare sfida letteraria.
Come trasformare in letteratura la de-personalizzazione dell’individuo, il suo sistematico annientamento nell’orrore del dolore fisico e psichico senza banalizzarlo? Può la dimensione umana sopravvivere in una condizione di programmatica negazione dell’umano?
Sono queste le domande che si pone il giornalista svizzero Erwin Koch, il cui romanzo La danza di Sara è la rielaborazione letteraria di un reportage che l’autore realizzò nel 2001 per la pretigiosa rivista svizzera Das Magazin.

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