La ragione in contumacia di Massimo Onofri

La critica letteraria è viva e vegeta. E pare che goda di buona salute, almeno a giudicare dalla quantità di testi di recentissima pubblicazione. Particolarmente attiva, in tal senso, la generazione dei critici quarantenni-cinquantenni: quella a cui appartengono Onofri, La Porta, Pischedda, Raffaeli, Manica, Belpoliti, Ficara, Leonelli. Giusto per fare qualche nome. La critica letteraria è viva, dunque. È questa è già una notizia. Ma andiamo oltre.
“C’è un limite oltre il quale la critica letteraria diventa, tout court, critica della vita? C’è un punto in cui, per chissà quale metamorfosi, l’interpretazione di un’opera può diventare, in quanto tale, notizia del mondo, di un mondo abitabile, ben oltre la letteratura?”
Con queste due domande si apre il battagliero pamphlet di Massimo Onofri intitolato “La ragione in contumacia. La critica militante ai tempi del fondamentalismo” (Donzelli, 2007, pagg. 123, euro 15).
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