lumina et semina

34.

La nudità del piede, del calcagno vizzo non conosce

se non il masso, i suoi secchi licheni.

Da Cristuri alla Fornace, a Pragò

l’occhio raccoglie il manto

di cui artefice è il merlo, o la ciaula,

con il seme malfermo nel becco.

La quercia roverella, il bagolaro, invadono

tutte le armacie dell’uliveto ch’era un monte

e un mondo, andato in una fiamma

non di roveto ardente, ma di sperpero deserto.

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