Pitture nere su carta

di Mario Benedetti.

Quello di Benedetti è il tracciato di una lucidissima, violentissima, dolcissima, compassionevolissima, acutissima veglia che parte dal bruciore degli occhi umani (specifici e poveri e soli) e plasma un gigante trasparente con i piedi nel fango e tutto un costrutto di frammenti vocali su per la canna della gola, è il diario di un uomo che ha più pagine strappate che salve e quel che resta non ha più il suo nome ma la sua essenza, che soltanto così può venire detta, con quella modestia quasi feroce, con quegli strapppi.

Maria Grazia Calandrone recensisce questo libro parlandoci dell’autore e il passaggio da me citato, di tutta la recensione, è secondo me il clou, il cuore di Mario Benedetti

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