L’adultera

Un romanzo ambientato fra il 32 e il 64 d. C. è, per forza di cose, un romanzo storico. Giuseppe Conte fa il poeta, è critico militante, ma ha scritto e detto più volte e grosso modo: “Se scrivo in prosa, perché raccontare dei fatti miei? La mia è una vita ordinaria, non ha motivi speciali d’interesse. Preferisco le grandi storie, anche i grandi temi”. Di qui, le ovvie accuse di magniloquenza e saccenterìa, che si risparmiano volentieri ai moltissimi narratori di una contemporaneità tanto contemporanea da sembrare antiquaria (Sandro Veronesi, per dirne uno; Maurizio Maggiani, per dirne un altro; il brioso Andrea Vitali, per completare un quasi ideale trittico a contrario). L’adultera sembra l’opera più matura di Conte, ricca dii sfumature e apparenti contraddizioni in oggetto, notevole pas de deux fra due protagonisti drammatici e consapevoli della loro traiettoria umana. 

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