La scopa del sistema

Quando la mattina del 14 settembre di quest’anno è arrivata la notizia che David Foster Wallace si era impiccato nella sua casa di Clermont nel sud della California, al dolore si è unita rapidamente la consapevolezza che l’America stava perdendo uno dei suoi maggiori geni letterari. Si è capito subito che se n’era andato uno degli interpreti più lucidi e autentici di quella perpetua ricerca di sé che sembra essere una delle caratteristiche principali della migliore letteratura statunitense. Così non stupisce quanto scrive Stefano Bartezzaghi nell’introduzione a La scopa del sistema, debutto narrativo di Foster Wallace nato dalla sua tesi di laurea: «E’ probabilmente per questo che la notizia del suo suicidio ha percosso i suoi lettori con la forza di uno staffilante dolore personale, diretto: cosa avesse in testa quell’uomo non era più una questione letteraria, era diventata una questione esistenziale senza vie di scampo, del genere tertium non datur. E in tanti ci si è chiesti quando sarà possibile tornare a leggere le sue opere senza pensarci, senza dare troppo peso ai presagi di cui ora sembrano pullulare». David Foster Wallace aveva raggiuntofama internazionale dodici anni fa con il romanzo Infinite Jest, un volumone di 1434 pagine, una sorta di saga ambientata a Boston, con al centro una famiglia, un club di tennis e la custodia scomparsa di un film. Da allora i suoi libri – sia romanzi che saggi pubblicati nel nostro paese da Fandango, Einaudi e Minimum Fax – hanno raccolto un numero crescente di lettori e una grande attenzione da parte della critica. L’umanità raccontata da Foster Wallace sembra pescare nella follia della vita quotidiana americana. I suoi «personaggi che sembrano cartoni animati, storie a incastro, coincidenze impossibili», mostrano «un amore sincero per la cultura pop e soprattutto quello spirito giocoso e quell’umorismo che sembravano scomparsi dalla maggior parte della narrativa piú recente» ha scritto di lui la New York Times Book Review. La scopa del sistema conferma curiosità e stile, sregolatezza formale e intuizione nello sguardo

… di Guido Caldiron

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