San Diablo

San Diablo,
di Manfredo Kempff Suarez
Edizioni Idea

San Diablo contiene le atmosfere e tutte le caratteristiche di un romanzo che si consegna al pubblico come la riposta boliviana al realismo magico di Isabelle Allende per il Cile, di Garcia Marquez per la Colombia e di Sulman Rushdie per l’India.
Siamo negli anni Trenta a Santa Cruz de la Sierra, quelli della guerra del Chaco con il Paraguay.
Manfredo Kempff Suarez della storia di questo periodo e di questo paese preferisce regalarci una penna assai dettagliata e realista, ma di personaggi insoliti, bizzarri e curiosi che costituiscono la vera attrazione del romanzo.
Luciano Salvatierra incarna la figura dell’uomo maschilista, nullafacente, dedito a una vita di piaceri, Orejon più serioso, ma altrettanto bizzarro si muove perennemente alla ricerca dell’amore della sua vita; donna Zoraida legata a un culto macabro, Juana Castro, moglie di Salvatierra, nei panni di una donna di altri tempi, vive a far figli e a subire i continui tradimenti del marito.
La completezza e il fascino del romanzo nascono proprio dall’intreccio delle storie di questi personaggi con altri e dalle numerose vicende che si mescolano tra credenze popolari, incontri, amori clandestini di poco conto, gelosie che aizzano gli uni contro gli altri e personaggi tanto reali quanto sui generis.
Un romanzo molto equilibrato in cui le atmosfere e i personaggi tanto reali quanto stravaganti sanno confermare il fascino della letteratura latinoamericana contemporanea.

Isabella Borghese

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