Archivi del mese: giugno 2009

Monteverde

E’ appena uscito un libro che parla questa lingua: “Perso il lavoro, nutrito da varie promesse di libertà e autonomia unite alla leggendaria e cavalleresca figura della partita iva delle patrie lettere, donchisciotte post litteram, e perduto il peso forma di settantré chili o già di lì, imbolsito dalla birra belga e dai troppi aperitivi, m’ero arroccato in mansarda”. Chi ha il coraggio d’iniziare la narrazione con 4 temporali implicite in 6 righe scarse è Gianfranco Franchi che con questo Monteverde firma il suo primo romanzo per Castelvecchi (pagg. 310, 16 euro). Il nome non è nuovo a quelle che l’autore stesso chiama, con meno ironia di quanto s’immagini, patrie lettere. In contemporanea col romanzo esce infatti da Arcana Radiohead – a kid. Testi commentati (pagg. 438, 18,50 euro), che è, come dice il titolo, l’edizione critica e commentata dei testi di uno fra i gruppi rock più importanti al mondo. Nel 2007, per Alet, Franchi aveva pubblicato una preziosa plaquette con le Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper. Slataper non è una scelta casuale per chi, come l’autore, vanti natali giuliani, austriaci e istriani. Un esule, un intellettuale ramingo sia come ubicazione sia come interessi. Monteverde è il quartiere dove Guido, alter ego narrativo di Gianfranco Franchi, conduce la sua vita di laureato precario e desideroso d’affrancamento. Come viva un intellettuale di talento e come provi a liberarsi dalle sue molteplici schiavitù è il tema di quest’opera non classificabile, ma strutturata come un poema epico in prosa. L’eroe è, inutile dirlo, Guido Orsini. Il testo affronta tutti gli snodi della vita di lui (in ordine: casa, lavoro, donne, musica, la Roma), li svolge ciascuno in 9 capitoli e li inframmezza con 5 interludi. Alla fine, un explicit veemente, dedicato alle patrie lettere, che sembrano davvero il centro della ricerca umana di Guido-Gianfranco. Anche soltanto per pensare un lavoro del genere, ci vogliono sicurezza e presunzione. A Gianfranco Franchi, per fortuna, non mancano né l’una né l’altra. Monteverde è un catalogo di idee e azioni, scritto in una chiave che, interpretazione autentica dell’autore, è quella dell’Unico e la sua proprietà di Max Stirner. Può darsi, non fosse che, quando si legge la passione con cui Guido Orsini ricorda e racconta le sue ragazze, vien fuori evidente un animo irriducibilmente cristiano.

Giovanni Choukhadarian

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I cani hanno sempre ragione

 

Alcune delle poesie di questo libro le avevo lette mesi fa – d’altronde è facile quando si bazzica il web e l’autore ha un account in Facebook (le forme sempre più normali del marketing letterario contemporaneo). E non mi avevano impressionato.
Poi il 4 giugno sono andato all’Arci del quartiere Turro di Milano, dove Guido Catalano ha tenuto un recital delle sue poesie. E lì si è accesa la luce. Catalano riporta la poesia indietro di qualche secolo, e contemporaneamente la proietta avanti nel tempo garantendole un futuro. Indietro, quando la poesia era recitata e magari anche cantata su accompagnamenti musicali, e avanti, prendendo atto che il XXI secolo è quello della performance.

«I cani hanno sempre ragione», nella versione 3.0 è stato pubblicato dall’editore torinese SEEd nel 2007. Ma in realtà si tratta di un libro costruito pezzo per pezzo, cresciuto gradino per gradino. Il primo pezzo risale al 2000, ed era diviso in 3 capitoli: «Poesie non d’amore», «Poesie d’amore» e «Poesie del III tipo». Nel 2001 il testo si è arricchito di un nuovo capitolo: «Stanza 144». Nel 2007 si è aggiunto «Non ditelo ai bambini».
L’evoluzione del testo riguarda, all’apparenza, più le tematiche che le modalità espressive. Lo sguardo di Catalano, che in un primo tempo sembrava più concentrato sul privato e sulla proprie relazioni sentimentali, in seguito si rivolge all’esterno. Ma le parole che usa sono in pratica le stesse… il protagonista delle sue storie rimane il romantico erotomane che era, e anche i grandi temi della filosofia, della politica e della religione li tratta masturbandosi o sperando che la luce stupefacente del grande amore lo colga quasi inaspettata e lo riscaldi.

recensione di Guido Tedoldi

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Intervista a Marco Guzzi

L’Europa, come idea, come progetto, come sogno, declina, si affloscia, e si eclissa insieme alle classi dirigenti che produce.
Massimo Cerofolini ha avviato su Radio Uno un ciclo di interviste sull’identità europea.
La prima la ha fatta a me.

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Una lettera

… T’immagino lontano da me, in quel luogo così inconsueto, così estraneo perfino ai viaggi più avventurosi che solitamente facevamo quando ancora eravamo uniti. Questa scelta obbligata dipende da me, lo so, e te ne chiedo nuovamente scusa. T’immagino tra i tuoi libri, i tuoi quaderni, le tue penne, le tue matite, alla tua scrivania.

Andrea Sartori

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Il mondo attraverso i Suoi occhi

Una settimana da Dio solo un film eppure tutti vorremmo l’opportunità di vederlo attraverso i Suoi occhi, vedere gli altri attraverso Colui che li ha creati creando anche noi. Ma non è necessario che Lui ci lasci il posto basterebbe solo leggere quel Vangelo e imparare da Suo figlio perchè l’amore è lasciare libero l’altro di amare ed essere felice, amarlo disposti a dare la vita per il suo bene. Amare il verbo più complesso, l’imperativo più difficile da realizzare se non attraverso i Suoi occhi abbandonandoci per primi all’amore.

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e se ….

e se Matrix non fosse solo un film? se fossimo tutti personaggi di un grande videogioco? chi di noi guardando quel film non se l’è chiesto? chissà…. ognuno di noi chiederebbe di uscire o è meglio una realtà virtuale? nella second aipotesi basta poco, far finta di non vedere.

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La stradina perduta

I cigni lasciano una lunga scia sulla superficie dell’acqua. Sembrano ombre. Li guardo per l’ultima volta prima di addentrarmi in quella stradina che porta all’argine. All’orizzonte il cielo che si apre ha il colore dell’oro. Come il nome dell’osteria di Praga dove lui è seduto. È la seconda volta che cerco di incontrare, vedere Hrabal. Sono ostinato e felice.

In fondo alla sala i suoi occhi sprizzano di una luce azzurrina. Sorride mentre il boccale di birra scivola lungo il tavolo. Intervalli di tempo per sognare nel gioco delle parole messe tutte in fila: samizdat, pabitele, forme libere di un’arte poetica che ho amato visceralmente. Senza alcuna costrizione. In quella stretta di mano bella come una occasione perduta, alcune parole si librano nell’aria Italia, porto sepolto tradotte dalla persona che mi è accanto. Poi un breve cenno del capo indica una sedia. Inizia l’inverno

“dove hai trovato la forza di sognare in maniera cosi terribile” le parole assumono forma, danno spettacolo, danzano tragiche e comiche “la mattina chiedete se per caso non me ne sono andato già via/ a mezzogiorno controllate se non ho per caso un annuncio mortuario/ la sera telefonate alla polizia se non mi sono per caso perso”.

… di Carmine Vitale

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