La stradina perduta

I cigni lasciano una lunga scia sulla superficie dell’acqua. Sembrano ombre. Li guardo per l’ultima volta prima di addentrarmi in quella stradina che porta all’argine. All’orizzonte il cielo che si apre ha il colore dell’oro. Come il nome dell’osteria di Praga dove lui è seduto. È la seconda volta che cerco di incontrare, vedere Hrabal. Sono ostinato e felice.

In fondo alla sala i suoi occhi sprizzano di una luce azzurrina. Sorride mentre il boccale di birra scivola lungo il tavolo. Intervalli di tempo per sognare nel gioco delle parole messe tutte in fila: samizdat, pabitele, forme libere di un’arte poetica che ho amato visceralmente. Senza alcuna costrizione. In quella stretta di mano bella come una occasione perduta, alcune parole si librano nell’aria Italia, porto sepolto tradotte dalla persona che mi è accanto. Poi un breve cenno del capo indica una sedia. Inizia l’inverno

“dove hai trovato la forza di sognare in maniera cosi terribile” le parole assumono forma, danno spettacolo, danzano tragiche e comiche “la mattina chiedete se per caso non me ne sono andato già via/ a mezzogiorno controllate se non ho per caso un annuncio mortuario/ la sera telefonate alla polizia se non mi sono per caso perso”.

… di Carmine Vitale

Commenti disabilitati su La stradina perduta

Archiviato in libri, poesia

I commenti sono chiusi.