I cani hanno sempre ragione

 

Alcune delle poesie di questo libro le avevo lette mesi fa – d’altronde è facile quando si bazzica il web e l’autore ha un account in Facebook (le forme sempre più normali del marketing letterario contemporaneo). E non mi avevano impressionato.
Poi il 4 giugno sono andato all’Arci del quartiere Turro di Milano, dove Guido Catalano ha tenuto un recital delle sue poesie. E lì si è accesa la luce. Catalano riporta la poesia indietro di qualche secolo, e contemporaneamente la proietta avanti nel tempo garantendole un futuro. Indietro, quando la poesia era recitata e magari anche cantata su accompagnamenti musicali, e avanti, prendendo atto che il XXI secolo è quello della performance.

«I cani hanno sempre ragione», nella versione 3.0 è stato pubblicato dall’editore torinese SEEd nel 2007. Ma in realtà si tratta di un libro costruito pezzo per pezzo, cresciuto gradino per gradino. Il primo pezzo risale al 2000, ed era diviso in 3 capitoli: «Poesie non d’amore», «Poesie d’amore» e «Poesie del III tipo». Nel 2001 il testo si è arricchito di un nuovo capitolo: «Stanza 144». Nel 2007 si è aggiunto «Non ditelo ai bambini».
L’evoluzione del testo riguarda, all’apparenza, più le tematiche che le modalità espressive. Lo sguardo di Catalano, che in un primo tempo sembrava più concentrato sul privato e sulla proprie relazioni sentimentali, in seguito si rivolge all’esterno. Ma le parole che usa sono in pratica le stesse… il protagonista delle sue storie rimane il romantico erotomane che era, e anche i grandi temi della filosofia, della politica e della religione li tratta masturbandosi o sperando che la luce stupefacente del grande amore lo colga quasi inaspettata e lo riscaldi.

recensione di Guido Tedoldi

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