Il ritorno dell’Ofisauro

Ora, nel merito dei temi trattati da questa poesia, ciò che risulta centrale è il concetto di un amore come possibile salvezza (concezione fin troppo abusata), sentimento sofferto e tradito (nel senso più vicino all’etimo), ma alla fine sempre ricercato attraverso una dimensione ottativa del verso: […] e penso all’amore / come attimo di destino, acqua nel palmo / infine, non so più nulla. / Come sul lago di canne che tace / l’anatra sapiente vola sui corpi / nostri ancora, intrecciati (p. 36). Dove la gioia coincide con la nascita e con la vita e, a sua volta, con la sua complicazione infinita nel vortice dei segni, la ribellione nei confronti di un’immagine omologata del mondo e una voglia estrema di libertà si ritrovano realizzate a pieno. Il riferimento a tanta poesia francese del secolo scorso non sarebbe incomprensibile, perlomeno affascinante, tenendo conto che quella della Perrone usufruisce di un immaginario completamente diverso, pur basandosi sull’espressione di emozioni simili e di una facilità di pensiero speculare: Nella bocca spalancata dei manichini / ci stanno gli alveari / e sono come le estremità delle malattie / dove trovi l’amore / dove c’è un alfabeto cubitale / sul muro e non occorre / una diottria particolare / ma tutto un talento diverso / da quello che credevamo. (p. 40).

recensione di Angelo Petrelli

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