Ananta delle voci bianche

La mucca
L’enormità degli occhi esprimeva la mansuetudine del suo sguardo così come la sua mole ancorata al terrestre. Il muggito pacifico sembrava il richiamo di una sorda campana. Appariva mastodontica anche la sua lingua, le cui leccate cospargevano d’umido la pelle del vitello appena partorito. Quando veniva munta, immobile, continuava a ruminare. Di giorno si lasciava montare, muovendo il vello liscio e dorato. Possente come una montagna, il muggito richiamava la quiete. La sua figura sovrastava la punta della rupe evocando i custodi di pace, presenti in tempi remoti in quell’altura. La sera gli occhi fendevano l’oscurità e annottavano insieme alle ombre. Da vecchia, trasportata su un carro, guardava lontano un punto inarrivabile alla veduta razionale e con l’ultimo muggito raggiungeva quegli spazi dove la sua immagine idolatrata sarebbe sopravvissuta a una morte solo apparente.

di Angela Passarello

recensione Giorgio Morale

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