Tassonomia

Si tranquillizzino i cortesi blogghisti, non abbiamo intenzione alcuna di angosciarvi trattando di tasse o della legge finanziaria, per questo bastano i vari radiotelegiornali che, implacabili, entrano nelle nostre case proprio quando avremmo un gran bisogno di rilassarci dopo una giornata faticosa, seduti davanti a una tavola imbandita a gustarci un buon piatto. No, state tranquilli. Vogliamo parlarvi di un argomento che non tutti i sacri testi grammaticali riportano – essendo riservato agli addetti ai lavori – che va sotto il nome di “tassonomia” (tassonomia) e che, ripetiamo, non ha nulla che vedere con le tasse. La tassonomia, dunque, è quella branca della linguistica che si occupa del genere dei sostantivi in base alla loro appartenenza a questo o a quel settore delle classificazioni delle nozioni comuni, in assenza di ogni riferimento a un genere reale: non c’è un motivo che potremmo definire “logico” per cui, ad esempio, i sostantivi “oro” e “mano” debbano essere di genere, rispettivamente, maschile e femminile, se non il fatto che il primo proviene dal neutro latino “aurum” e il secondo ha conservato il medesimo genere che aveva in latino. Insomma, il genere vero e proprio dei sostantivi non è motivato in quanto corrispondente al “sesso”; occorre distinguere, quindi, il genere “vero”, “reale” da quello grammaticale, dovuto a una convenienza e privo, per tanto, di corrispondenza nel mondo extralinguistico.

Fausto Raso

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