Una bambina sbagliata

di Guido Tedoldi

Recensione di Una bambina sbagliata, romanzo di Cynthia Collu, Mondadori, 2009, pp. 349, € 19,00

Questo romanzo è un’opera prima. L’autrice è una donna matura, che a un certo punto della sua vita ha deciso di verificare se la sua personale passione per la scrittura potesse diventare anche un modo per incontrare il gusto letterario del nostro tempo. Così si è iscritta a un corso di scrittura creativa, ha partecipato con risultati lusinghieri a concorsi letterari per racconti, e si è cimentata nella costruzione di un’opera narrativa più vasta. Poi, è come non è, quell’opera si è aperta la strada fino alla pubblicazione: con Mondadori, l’editore più grosso d’Italia.

Il libro narra di una storia familiare. La voce narrante è quella di una bambina nata nel dopoguerra a Milano, figlia di immigrati del sud, la quale nelle lunghe ore della morte in ospedale del padre raccoglie i propri pensieri sui parenti e su di sé. Soprattutto sui parenti, nella prima parte del libro, e soprattutto su di sé, nella seconda parte.
Poi c’è il finale, in cui la scomparsa del padre ingombrante potrebbe diventare il pretesto per una resa dei conti seria e psicologicamente appagante per tutti i protagonisti. Invece ciò non succede. Ognuno rimane sulle proprie posizioni, peraltro quasi mai espresse con compiutezza, e una bella spalmata di melassa rialza gli spigoli delle bocche, atteggiandole quasi a sorrisi. C’è un morto, e il senso comune è che i morti non si discutono bensì si venerano; e se non hanno fatto granché per essere venerati, be’, perlomeno li si tace.

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