La nascita, solo la nascita

di Rita Pacifici

Ho conosciuto Luigia Sorrentino, ancora prima di leggere i suoi versi, lungo le strade della poesia. Quegli spazi reali, piazze vie di città italiane, che diventano in alcuni periodi dell’anno festosi cenacoli letterali. Non si può restituire l’emozione di quegli incontri dove le voci dei poeti, da invisibili compagni di vita si incarnano in presenze concrete e vicine. Oppure dove, all’inverso, un incontro fortuito si trasforma in una nuova esperienza conoscitiva, e ci si muove dal poeta ai suoi testi trovando, come in questo caso con la Sorrentino, consonanze profonde, forse perché tutti “siamo di questa terra, la terra dei gerani e dei cento canarini gialli”, come recita un verso della scrittrice napoletana.

Difficile non sentirsi inscritti in questo orizzonte poetico, così ricco di materia e di colori, così drammaticamente abitato da una stirpe macchiata dal peccato originale della “nascita” e gettata a metà strada tra la luce e l’ombra.

Abbiamo parlato con l’autrice della sua ultima opera “La nascita, solo la nascita” (ed. Manni), libro che punta diritto agli enigmi della vita e affonda nella “sperfezione ” che ci contraddistingue. Un libro pietroso, duro, di una bellezza non consolatoria, di grande forza espressiva.

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