Focu di Muncibeddu

1. IL PERSONAGGIO & LA PERSONA

Il personaggio – dichiara Girolamo Li Causi, nello stralcio di una lettera del 1971 pubblicato a Palermo nel Febbraio 1988 sul numero ZERO del rinato PO’ T’Ù CUNTU – mi è vivissimo anche in questo momento a distanza di quasi sessant’anni: minuto, vestito di nero, la cravatta alla La Valière, colorito bruno, aria greve quasi di mestizia; lui già anziano e io giovanotto. Rimane in me forte l’impressione di una figura integerrima moralmente e politicamente, universalmente stimata, e quindi degna di essere rievocata e restituita alla storia. A 52 anni dalla morte – appunta Guglielmo Lo Curzio, sulla nota “Zio Vito” apparsa sulla medesima rivista – mi ritorna innanzi, vivo, sotto il cappelluccio a ciambella, sempre nero come il vestito; l’argentea zazzera romantica illumina il viso magro e bislungo, dove gli occhi neri, piccoli e senza requie, ma d’una dolcezza inesprimibile, scintillano d’intelligenza sotto la fronte spaziosa, sul naso piccolo e camuso, sulla bocca di una freschezza quasi giovanile. Severamente vestito di scuro – rievoca Pietro Tamburello, sul numero di Giugno 1988 del GIORNALE DI POESIA SICILIANA – la bella barba patriarcale, la bianca cravatta svolazzante sotto lo sguardo mite e accattivante. Buono e gentile lo era sempre: quando gli andavo incontro e mi accompagnavo a lui per qualche tratto lungo i viali di via Libertà, quando mi accoglieva nella sua casa di via Gioacchino Di Marzo, quando ascoltava sorridendo i miei spropositi e le mie ingenue poesiole di quel tempo.

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