Le lacrime delle cose

Il “candore” di questo progetto di poesia emerge anche nei testi che prendono spunto da eventi tragici e collettivi come l’11 settembre 2001 di cui Gabriella Sica si fa espressione tragica e straziante dal punto di vista delle vittime nella poesia Anch’io ero un tempo una torre. E’ la torre stessa distrutta nello schianto con l’aereo in volo a parlare e a raccontare quello che tutti hanno visto nelle tragiche sequenze televisive dell’attentato. La Torre diventa simbolo dell’umanità (come un tempo lo era stata quella di Babele) e la sua distruzione si fa metafora dell’impossibilità di continuare a ignorare la presenza del Male nel mondo. Il grido di dolore rivolto verso l’uomo (lo Eli, Eli lama sabachtani di Cristo sulla Croce viene rimandato ai suoi destinatari sulla Terra) riverbera della presenza del dolore e della sofferenza provocato dal simile al proprio simile, di memoria ungarettiana. Ma, nonostante le ceneri combuste e lo schianto atroce del vetrocemento e il frantumarsi di mattoni divelti, la speranza resiste, la speranza che “la poesia farà di rovine un bosco”.

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