Charleston

Testo e foto di Giovanni Agnoloni (già pubblicati su AlibiOnline)

 

Ho realizzato questo viaggio, queste foto e questi filmati con Agnieszka Moroz, che oggi non è più fisicamente con me, ma continua e continuerà sempre ad accompagnarmi. Tutto quello che scrivo, da oggi, è anche e soprattutto per lei.

Quando atterrammo a Charleston, South Carolina, ci accorgemmo subito che il tempo era tutta un’altra cosa, rispetto al Maryland e alla Pennsylvania, da cui arrivavamo. Se lì la primavera era appena agli inizi, qui era quasi sfacciata.
Massimo Maggiari, scrittore e docente di Studi Italiani al College of Charleston, ci aspettava nella sala degli arrivi. Era la prima volta che ci incontravamo, dopo numerosi scambi di e-mail e varie chiacchierate via Skype. Avevo letto il suo Dalle terre del Nord (ed. Vivalda), un bel libro sulle solitudini sub-polari e alpine, e lui era rimasto incuriosito dalle mie ricerche tolkieniane e dalle mie attività letterarie su internet e non. Così mi aveva invitato a parlare ai suoi studenti, non solo di fantasy, ma anche del mestiere di scrittore in Italia, oggi.
Massimo, appassionato di sciamanesimo, porta sempre il suo tamburo inuit, nel sedile posteriore dell’auto. Lo picchiettò subito, per darci in benvenuto. Poi partimmo verso la città. Tutt’intorno c’erano un’atmosfera e un paesaggio pre-tropicali. Vegetazione abbondante e fiumi larghi, che sapevano di oceano. Infine arrivammo in centro.
Le strade di Charleston, dove fu girato il celeberrimo film Via col vento, avevano un’ombra di antico e quasi di trascurato, fuso a tal punto con la sua bellezza tra il classico e il coloniale che non si sarebbe potuta individuare la linea di confine.
Il cielo era gonfio, ma non c’erano nuvole cattive; solo un senso di umidità rappresa. L’aria era pregna di verde. Giardini, villette che evocavano anni passati di segregazione razziale e un sentore di disordine, tra il livornese e l’africano. Un posto di mare, anche se l’oceano è un po’ più in là – il cuore del nucleo urbano è compreso in una sorta di triangolo tra l’estuario del fiume Ashley e quello del fiume Cooper, che qui confluiscono.

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