Archivi del mese: dicembre 2009

Il destino dei libri

Il misterioso destino dei libri. Simone Berni, Libri scomparsi nel nulla, Macerata, Edizioni Simple, 20072; Simone Berni, I nazi-fascisti e le scienze del terrore. A caccia di libri proibiti, volume I, Macerata, Bibliohaus, 20083 ; Simone Berni, Dischi volanti e mondi perduti. A caccia di libri proibiti, volume II, Macerata, Bibliohaus, 20083

Il destino di libri, soprattutto dei libri scomodi o spiazzanti per il Potere, è misterioso, ondivago, fluttuante, soggetto alle variazioni del mercato e alle censure (o auto-censure) degli editori stessi che li hanno pubblicati.

«In questo secondo libro, la bizzarria libresca prende il sopravvento. Si accalcano libri o pamphlet, ma anche pubblicità elettorali e documenti, non solo (o non tanto) intrinsecamente rari, ma soprattutto folli: carte di un’Italia che non si è fatta mancare nulla, imprescindibile catalogo di stranezze. Si inizia – come detto – con il fenomeno Berlusconi, ma si slitta rapidamente sulle performances sessuali di Moana Pozzi, sino alla sua postuma beatificazione, come è accaduto nel caso di Diana d’Inghilterra (compreso il filone, diffusissimo, del “non è realmente morta”, morbosa congettura che accomuna la pornostar ad Adolf Hitler). Si va dalla guida delle discoteche dell’allora ministro De Michelis, a volumi su ogni scandalo italico. Poi, moltissimi complotti, veri o presunti: da Dallas 1963 (assassinio di J.F. Kennedy) al ricorrente 11 settembre, passando per il calcio scommesse e il recentissimo “Moggiopoli”. Troverete i finti diari di Elena Ceasuscu, come i manuali per aspiranti killer, Michael Jackson e Madonna, Echelon e il fenomeno letterario (in questo caso, vero fatto culturale) rappresentato da Luther Blissett: che va ricordato, era il nome di un calciatore straniero approdato al Milan, talmente scarso da esse diventato mito negativo, irridente, eroe eponimo della saga editoriale oggi ribattezzata Wu Ming (in cinese, appunto: anonimo). Ancora. Libri su pettegolezzi di ogni tipo, da Monica Lewinsky a Wanna Marchi e al mago DoNascimiento. Così come riappaiono, giustamente sottratti all’oblio, i volumi di contro-cultura degli anni ’70 pubblicati eroicamente da un grande dell’editoria italiana (inventore dei celeberrimi “millelire”) Marcello Baraghini» (Simone Berni, Libri scomparsi nel nulla, Macerata, Edizioni Simple, 20072, pp. 7-8)

scrive il qualificato prefatore del libro, lo studioso di diritto romano e uomo politico Oliviero Diliberto. E non ci sarebbe molto da aggiungere alla sua sintetica ricostruzione di questo libro se non chiedersi se era valsa la pena, a suo tempo, di pubblicare certi libri come quelli sui complotti e sulle “riapparizioni” di personaggi famosi et similia.

Commenti disabilitati su Il destino dei libri

Archiviato in libri

Mistero Majorana

L’enigma senza risposta. Leandro Castellani, Mistero Majorana. L’ultima verità, Firenze, Clinamen, 2006

Periodicamente il mistero Majorana ritorna ad occupare le pagine culturali dei giornali e (meno spesso) gli scaffali delle biblioteche. Ma che cosa è successo veramente al geniale fisico siciliano di Catania? E’ quello che probabilmente nessuno, nonostante le ipotesi più fantasiose, saprà mai.

Il libro di Leandro Castellani cerca di rispondere a questa domanda partendo dai dati noti. Lo stesso aveva provato a fare l’attento e ben filologicamente accurato volume di Erasmo Recami ormai giunto ala sua quinta edizione (Il caso Majorana: epistolario, documenti, testimonianze, Roma, Di Renzo, 2008). Stesso scopo aveva avuto il romanzo “storico” di Leonardo Sciascia (La scomparsa di Majorana, Torino, Einaudi, 1975) da cui ha ripreso vigore l’interesse di molti lettori anche non addetti ai lavori (quale era lo stesso Recami all’epoca, che Sciascia, nel suo libro, definisce giovane ricercatore e che oggi, invece, risulta insigne fisico teorico professore presso l’Università di Bergamo) ma puri appassionati all’enigma rappresentato dalla scomparsa dello studioso siciliano. Tra di essi c’è stato probabilmente anche il grande economista Federico Caffè che proprio al testo sciasciano sembra essersi ispirato per mettere in scena la propria scomparsa personale (è quello che sostiene Ermanno Rea nel suo L’ultima lezione, Torino, Einaudi, 20002, p. 18, dedicato per l’appunto alla scomparsa di Caffè; dal libro è stato tratto anche un film dallo stesso titolo, diretto da Massimo Martella e Fabio Rosi, ma non particolarmente riuscito).

Il romanzo di Sciascia si chiudeva con una sorta di promessa (che non avrebbe certo potuto essere mantenuta) di rivelazioni sul destino finale di Majorana. Lo scrittore sarebbe andato al Convento dei Certosini di Serra San Bruno a verificare certe voci circolate negli anni Cinquanta:

Commenti disabilitati su Mistero Majorana

Archiviato in libri

La nostra patria

Due hanno detto che sono vicentini. Tre che sono uomini. Due che sono ragazzi. Tre che sono italiani. Uno ha detto che non lo sa…

E’ questa la strana lista che ho ottenuto quando ho chiesto ad una mia classe “Chi siete? Di che comunità vi sentite parte?” Non è facile rispondere. Anch’io non saprei cosa dire. Di che comunità sono parte? A che patria appartengo? Forse direi che sono un europeo. Ma cosa significa? Che sono un italiano. Cioè?

Ricordo mio nonno quando mi parlava della I guerra mondiale – in fondo mi ha sempre parlato quasi esclusivamente della I guerra mondiale. Mi spiegava, lui comunista, la sua appartenenza al popolo italiano, che lo rendeva capace di sofferenze inaudite, capace anche di un estremo sacrificio. E la stessa cosa dicevano gli anziani che assistevo in Valsesia, durante il mio servizio civile. Conoscevano le nostre montagne, su cui avevano combattuto, e mi raccontavano la stessa epopea, la stessa guerra, la stessa appartenenza.

Commenti disabilitati su La nostra patria

Archiviato in libri

360° di rabbia

Elena Mearini, 360 gradi di rabbia, ed. Excelsior 1881.
Ora: in pochissime parole, si tratta di un romanzo sull’anoressia, ed è l’esordio fulminante di un’autrice giovane di grande talento. Non ho tempo di fare una recensione, non ho voglia di copiare quelle di altri, e allora sapete cosa farò? Vi stralcio tale quale la lettera che ho scritto a Elena pochi giorni fa, dopo avere finito di leggere il suo libro. Viva la sincerità!
“Cara Elena, il tuo libro mi è piaciuto davvero molto. Complimenti.
Il tema è dei più difficili e l’hai trattato con grande profondità e delicatezza. Questo l’ho ammirato, così come la scelta non facile di uno stile particolare, mantenuta con grande coerenza e fiato per tutto il libro, senza cadute. Vediamo se riesco a spiegarmi: questo tuo stile di frasi brevi, spezzettate, e di continue metafore, è indubbiamente funzionale a una scelta espressiva forte, e i miei complimenti vanno sia alla tenuta, sia alla decisione stilistica basata su una necessità espressiva completamente fondata; e inoltre con l’iniezione di un altro elemento che secondo me dà una marcia in più davvero notevole al libro, e cioè la BELLA vena lirica e anche il coraggio di scrivere frasi un po’ folli.

Commenti disabilitati su 360° di rabbia

Archiviato in libri

La lampada di Aladino

La raccolta La lampada di Aladino (TEA 2009) di Luis Sepúlveda si risolve in una serie di racconti che, per la fitta trama di riferimenti, di echi e di allusioni da cui sono legati fra loro e rispetto ad opere precedenti (ne La ricostruzione della Cattedrale c’è il ritorno del Vecchio che leggeva romanzi d’amore), costituiscono quasi una sorta di palinsesto dei temi cari allo scrittore cileno: i ricordi di gioventù, la passione politica, le storie degli uomini umili della Patagonia, l’esilio, il viaggio, la morte.

Nel racconto Caffè Diramare, il protagonista, dopo aver visitato la casa museo di Kavafis, si imbatte in una stupenda donna greca che sembra venire da un tempo lontano. Ne L’Hotel Zeta si ripercorre la storia della costruzione, ora abbandonata e riconquistata dalla foresta. In ogni stanza rivive una storia recuperata alla memoria collettiva dal narratore. Ne Cena con i poeti morti alcuni scrittori riuniti intorno ad un tavolo, dopo aver cenato, rievocano la figura generosa di un poeta cileno ucciso dalla dittatura. Ne Il cuore di Maria il protagonista è immerso nella folla del Carnevale di Rio. Nella confusione perde la sua amica e si imbatte in una tetra figura femminile. Ne Le cose dell’amore il protagonista racconta la sua storia d’amore iniziata quando era un ragazzino. I due ragazzi si conoscono durante un corso di buone maniere, ma presto si perdono di vista. Anni dopo si incontrano casualmente durante una manifestazione del movimento studentesco, ma l’onda del movimento è cagione di una nuova separazione. Arriva la dittatura e l’espatrio per il protagonista. Ne L’isola il protagonista, sposato, si innamora della bella moglie dell’amico. Anche lei sembra ricambiare il sentimento, ma entrambi decidono di non oltrepassare il limite. Il limite, però, sembra svanire quando il marito di lei muore di cancro. Ma il finale non sarà così scontato. Ne L’angelo vendicatore il protagonista, giornalista cileno, viene svegliato nel cuore della notte. La polizia tedesca ha rinvenuto un cadavere di donna NN (nessun nome) in una stanza di un hotel malfamato. La donna aveva un taccuino con dentro appuntato il nome e il numero di telefono del protagonista. Quest’ultimo, dopo aver guardato la salma, dice di non conoscerla. Tornato a casa, però, il protagonista trova un messaggio in segreteria telefonica nel quale lo si minaccia se non tace. Inizia così l’incubo. Ne La ricostruzione della Cattedrale si narra la storia di alcuni uomini che, durante la guerra tra Perù ed Ecuador, sono costretti ad abbandonare il proprio villaggio ai confini dei due stati ed a rifugiarsi nella foresta, accolti dagli indigeni dell’Amazzonia. Qui il tema è l’assurdità dell’esistenza dei confini e la stupidità dei governi. Ne La lampada di Aladino si racconta la storia d’amore tra un mercante e un’indigena della Terra del fuoco. Infine, nell’ultimo racconto, L’ostinata fiammella della fortuna, si narra la storia di un vecchio patriarca. Egli vive nella steppa, al confine tra l’Argentina e il Cile. La capanna di legno che ospita lui e la sua numerosa famiglia era appartenuta a dei famosi banditi d’inizio secolo. Il vecchio deve andare in città con il suo fedele cane per uno dei suoi tanti e misteriosi viaggi. Nel lungo tragitto che lo porterà a destinazione, inizia un viaggio ancora più impervio: quello della memoria.

Commenti disabilitati su La lampada di Aladino

Archiviato in libri

Spiaggia di Shelley e altri inediti

Alla ricerca di poeti dimenticati. Il satori sulla spiaggia. Luigi Fallacara, Spiaggia di Shelley e altri inediti, premessa e cura di Fabio Flego, con un saggio di Gaetano Chiappini, Viareggio (LU), Pezzini Editore, 2002

Scrive Gaetano Chiappini nel saggio (Cercando il fiore nell’ombra) che inaugura questo volumetto di inediti di Luigi Fallacara, un poeta forse fondamentale per il Novecento toscano ed italiano, oggi assai poco ricordato e spesso dimenticato senza pietà quando di essi si parla in chiave storico-critica:

«”Inventerà così le profezie / della forma che eternamente dura / esatte d’una esatta geometria // inventerà dentro il commosso mare / dell’esistere un fondo in cui lasciare / quell’ultima dolcezza della vita // E’ questo il gesto di sempre della poesia fallacariana, un’esperienza intensa, sensibile e mentale di simbolizzazione, che, se non elimina la realtà immediata, la supera e la rende eterna come punto fermo della vita e del suo mutare nei tempi e negli spazi. E’ come un incline prodigarsi della carezza della mano e dell’occhio, che scruta scrupolosamente il reale nella “presenza vegetale” e di tutto il certo e stabile del visibile, almeno per un istante, saldo ed immobile. Che poi sarà affidato alla paziente rassegnazione a cui ci richiama l’eterno della natura – la certezza del ciclo – che vive e continua a vivere mentre noi la lasciamo con un sospiro alle nostre spalle» (p.14).

Luigi Fallacara è stato figura centrale sia nella stagione del futurismo fiorentino che in quella di ispirazione religiosa legata al “Frontespizio” di Bargellini, di Batocchi e Lisi (non a caso la sua seconda stagione lirica viene definita, dai suoi estimatori, come “francescana” o di Assisi, dove visse, infatti, dal 1920 al 1925).

Commenti disabilitati su Spiaggia di Shelley e altri inediti

Archiviato in libri

Simone Weil

Era un’intellettuale, una mistica, una poetessa. Una donna
sensibilissima, a tutto tondo, nemica del culto della forza, proprio negli anni violenti della seconda guerra mondiale. Era una “pasionaria” animata da una fede assai concreta, una persona onesta che scriveva benissimo, perché si sforzava di pensare bene. Si mescolava alla gente, cercava di restare umile. Innamorata della Croce, diceva, ma di quella del buon ladrone.
Non voglio che finisca l’anno – nel 2009 ricorre il centenario della sua nascita – senza parlare di Simone Weil: ne abbiamo letto molto poco, su quotidiani e periodici – figuriamoci in tv – quindi cerco di mettere in ordine qualche idea, soprattutto per me stesso.
Mi sono state particolarmente care le pagine de “I catari e la civiltà mediterranea”, dedicate alla civiltà occitana e scritte a Marsiglia nei primi mesi del 1942. In esse la grande pensatrice descrive la parabola discendente dell’Europa e della civiltà occidentale, il bivio violento imboccato a partire dal Duecento, e che l’ha portata quasi a diventare “l’impero della forza”.

Commenti disabilitati su Simone Weil

Archiviato in altro