Lettere a una sconosciuta

Articolo di Alberto Pezzini

C’est difficile, la vie. Mais moi je connais bien le perils de mer. E’ difficile la vita. Ma io conosco bene i pericoli del mare. Questo, a pag. 23 de Lettres à l’inconnue (Lettere a una sconosciuta), Bompiani 2009, pagg. 29 (nella traduzione di Sergio Claudio Perroni) Antoine De Saint – Exupéry rivela a una ragazza di ventitré anni di cui si era innamorato. L’ultimo anno della sua vita. Quello appena prima di scomparire. Il carteggio, con i disegni dell’autore, anticipa ciò che sarebbe occorso a De Saint. In quel volo misterioso conclusosi all’incirca sopra la Baia degli Angeli, al largo di Marsiglia.

Nel maggio del 1943, dopo che già aveva scritto Il Piccolo Principe negli Stati Uniti (tanto da pubblicarlo per la prima volta in inglese), l’aviatore si era recato ad Algeri per tornare all’azione militare insieme al suo gruppo di ricongiungimento, il gruppo di ricognizione aerea 2/33. Su di un treno che lo conduceva da Orano ad Algeri conobbe la ragazza, anni ventitré, sposata, ufficiale e autista di ambulanza della Croce Rossa. Se ne innamorò da subito. Come un giovane. Aveva vent’anni più di lei e una vita alle spalle di radi amori, ma fortissimi, con un senso di solitudine addosso come un vento del deserto. Á propos di solitudine è bello pensare che proprio lei, la signora del silenzio, gli abbia nutrito gli scritti. Erri De Luca pensa che la solitudine sia la proteina dello scrivere.

Le poche lettere che vengono oggi pubblicate (in Francia sono uscite per i tipi della Gallimard l’anno scorso) rivelano la fucina del Piccolo Principe. E danno la possibilità a noi lettori di avere almeno una chance da spendere in quel mistero che è stata la sua morte per scomparsa.

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