Nonluoghi

Alla ricerca dei nuovi luoghi della poesia. Roberto Mosi, Nonluoghi, Firenze, Edizioni del Comune di Firenze, 2009

Una sottile plaquette di versi questa di Mosi ma intensa, capace di suscitare emozioni e riflessioni non banali. E’ ancora nostro il tempo della poesia lirica? C’è ancora la possibilità di individuare delle correspondances tra il mondo del poeta e quello del mondo in cui si trova a vivere? E’ utile scrivere ancora poesia come se il progresso scientifico e tecnologico non fosse intervenuto a cambiare le carte in tavola al gioco dei poeti?

L’anonimo estensore della Nota iniziale al volumetto ammonisce con un po’ di spavento e, tuttavia, tanta fiducia nel futuro:

«Sicuramente non è più il mondo ottocentesco delle corrispondenze: su questo argomento già negli anni Sessanta Roland Barthes ha scritto pagine più che interessanti (Il grado zero della scrittura). Le corrispondenze di oggi non sono i ruscelli e gli alberi delle foreste, ma gli oggetti, i treni, gli aerei, anche perché “sopra il mare di pece / si vola a basso costo / i sedili inzuppati di giallo / … da prenotare”. Rimane il mondo fluido delle emozioni, da inseguire con i versi della poesia, con l’obiettivo della macchina fotografica. La partita da giocare è proprio questa» (p. 6).

Eppure i non-lieux (come li ha chiamati, scoprendoli quasi all’improvviso nel mondo in cui ciascuno di noi viveva inconsapevole di essi, il grande sociologo Marc Augè) esistono anche nella coscienza del poeta – anzi, sono forse proprio quella coscienza.

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