Poesia del Novecento in Toscana

Il regesto armonico della poesia. Franco Manescalchi, Poesia del Novecento in Toscana, Firenze, Biblioteca Marucelliana, 2009

Si potrebbe iniziare dicendo (e citando il buon Leporello del Don Giovanni di Mozart) che della poesia “il catalogo è questo”: quattrocentoottanta pagine in cui la poesia del Novecento in Toscana viene selezionata, schedata, qualificata, de-finita, squadernata, compresa e analizzata in categorie sufficientemente ampie per capire i significati e adeguatamente ristrette al loro interno per evitare il demone dell’indistinzione.

Che cosa collega però poeti esplicitamente “laureati” come Luzi, Fortini, Parronchi o Bigongiari e Betocchi a figure assai più “oscurate” dalla critica (Pierfrancesco Marcucci è un esempio tra tanti possibili) o a scrittori il cui percorso non è ancora forse pienamente definito e che ancora molto dovranno dare alla poesia contemporanea (da Pietro Civitareale e Francesco Belluomini, da Anna Maria Guidi a Liliana Ugolini a – si parva licet – Giuseppe Panella)?

Manescalchi prova a proseguire nella trama del disegno abilmente intessuto in La città scritta (Firenze, Edifir, 2005) e cerca di restituire la potenzialità di una serie di passaggi importanti nel movimento della poesia toscana del secolo passato senza cedere a illusioni gerarchiche o a motivazioni di tipo meritocratico. Per l’autore, da sempre, conta la poesia, non certo i poeti (che sono i loro supporti stabili fino a un certo punto).

La prospettiva che interessa all’Autore è chiaramente enunciata da lui stesso, fin dalle prime pagine dell’ opus, in modo tale da non lasciare spazio ad equivoci:

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