Tolkien

Soffia un vento nuovo e non viene dall’est. Se non la critica, parte degli studiosi si sono accorti che lo scrittore inglese J.R.R. Tolkien è un autore a tutto tondo, non solo per bambini, come si dice, o per nostalgici. Questo almeno per l’Italia, che colma ora una lacuna più che trentennale, e per una parte dei critici, visto che c’è chi ancora nostalgico lo è nell’anima. La sorprendente collana Tolkien e dintorni della Marietti 1820 in pochi anni ha riempito quel vuoto assordante con i migliori studi disponibili sull’autore del Signore degli Anelli: riunisce critici del calibro di Tom Shippey, allievo ed erede del Professore, e Verlyn Flieger, docente di Mitologia e Studi Medievali negli Usa. Come ulteriore novità, l’ultimo volume è un’antologia scritta completamente da studiosi italiani. La Falce Spezzata. Morte e immortalità in J.R.R. Tolkien segue anche nelle modalità di stesura gli standard dei Paesi anglosassoni, con un gruppo di studio al lavoro per quasi due anni. Gli autori non si limitano a ripetere versioni trite e obsolete presenti in molta saggistica degli anni passati, soprattutto nel periodo dell’uscita della trilogia di Peter Jackson. Al contrario di interpretazioni allegoriche, tradizionaliste e mistico-dualistiche, tanto in voga fino a tutti gli anni Novanta – visioni che non trovano fondamento nell’opera -, lo scrittore inglese è inserito nel filone tardoromantico, insieme ad autori come William Morris e George MacDonald, e a ritroso a risalire fino al loro capostipite, il poeta, filosofo e scrittore tedesco Novalis, convinto sostenitore dell’opera di fantasia, in cui «si rispecchia l’insolito gioco dei rapporti tra le cose e si manifesta l’anima del mondo».

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