La sovversione dell’arte e della poesia

Arte e poesia possono ancora oggi contrastare l’ordine della realtà o lo stato di cose presente organizzatoci dal biopotere attorno ai suoi significati di comodo e di comando?

È la domanda, direi anche l’atto, che alimenta il discorso e l’analisi che fanno il nucleo di fuoco centrale del libro L’arte della sovversione – a cura di Marco Baravalle, manifestolibri/uninomade, Roma, 2009 – e del libro di Massimo Recalcati, Il miracolo della forma. Per un’estetica psicoanalitica – Ed. Bruno Mondatori, Milano, 2007.

Le due opere, pur con un oggetto tematico diverso, a nostro modo di vedere, percorrono lo stesso binario. È quello della soggettività e della singolarizzazione come conflitto e rottura. Una conflittualizzazione che si basa, direbbe il Lacan di Massimo Recalcati, e per questo in sintonia con l’esodo del lavoro vivo dalla cattura del Capitale del libro curato da Marco Baravelle. L’impossibilità da parte del discorso del Significante Padrone, dell’Università e del Capitalismo cognitivo di chiudere il cerchio nell’identità del Medesimo o dell’Altro. Una chiusura impossibile e contraddittoria sia che l’Altro si presenti sotto la legge della misura astratta della sussunzione al “valore” di scambio del capitale o della “rendita” per sottomettere la potenza creativa del lavoro delle singolarità, sia che, nel campo dell’arte e della poesia, si presenti come riduzione simbolica del linguaggio o delle immagini delle stesse soggettività implicate nei processi dell’enunciazione e dell’enunciato per farle corrispondere biunivocamente o ridurre il significato al puro significante. In quanto una presunta “parola piena”, garantita da un’altra ipostasi semantica, e presunta pre-esistente, farebbe da garante per certificare la comunicazione intersoggettiva senza interferenza alcuna.

Commenti disabilitati su La sovversione dell’arte e della poesia

Archiviato in libri

I commenti sono chiusi.