Come pietre nere sulla terra

Gianluca Spitalieri, Come pietre nere sulla terra, Manni, Lecce, 2010.

Diciamo subito che la lirica di questi testi poetici di Gianluca Spitalieri scansa i cascami del solito lirismo di consumo imitativo e funzionale al mercato dell’Azienda libraria italiota, e lo diciamo mentre l’incertezza e i dubbi scompigliano senza sosta il tentativo di scegliere una linea di condotta introduttiva più aderente per Come pietre nere sulla terra. Quindi l’eventuale sentiero che emergerà è più un tracciato di passi che una via a senso unico su cui convogliare il cammino della lettura e della com-prensione.

Come pietre nere sulla terra è la seconda silloge di Gianluca, ma anche il luogo poetico di una riflessione che vuole fare i conti con il tempo proprio e le dinamiche psico-storico-culturali che lo movimentano, e con cui l’autore, motivato da lontano, ingaggia un dialogo che esprime con un linguaggio-pensiero nella posizione idiótes (propria/privata) della parola poetica ambigua/ambivalente, la cui qualità investe anche la parola del tempo (tempus/Kairòs). La parola tempo del resto, e le varie isotopie che la richiamano (dimora, memoria, ricordi, storia, stagioni, aprile, attese…), è una cifra dominante e conduttrice delle poesie di questa seconda raccolta dell’autore, e il suo equilibrio instabile si riflette dove una sezione delle poesie è soprattitolata “Poli ambigui”.

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