La morte di Bunny Murno

Eccoci qui, siamo alla letteratura 2.0.0, e l’industria lavora, alacremente, se pur via tentativi ed errori, ai prossimi aggiornamenti.

Nick Cave, musicista, cantante, compositore di colonne sonore, attore, pittore, scrittore, ha pubblicato il suo secondo romanzo, La Morte di Bunny Munro (Feltrinelli 2009, traduzione di Silvia Rota Sperti, € 16,50), in cui racconta gli ultimi giorni e, appunto, la morte di mister Munro, di professione venditore porta a porta di prodotti di bellezza, per vocazione erotomane a tempo pieno.

Fino a qualche tempo fa si sarebbe parlato di un oggetto nella forma di “libro”, costituito da una serie continua di fogli stampati cuciti insieme da un lato e racchiusi da una copertina, distribuito lungo determinati canali commerciali e promosso (se va bene…) attraverso determinate reti comunicative. In realtà questa definizione, presa in parte dal Devoto-Oli, non considera l’accezione prevalente di “libro”, che è metonimia antica e comune, vale a dire il contenuto del “libro”, per secoli riferito appunto primariamente alla sua instanziazione materiale: prima rotolo, poi codice, infine libro a stampa.

Oggi tuttavia, a parlare di un “libro”, ci si deve riferire a varie cose, non tutte esistenti fino a un recente ieri.

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