L’inappartenenza

Alla ricerca di un altro ritmo. Marco Rovelli, L’inappartenenza, Massa, Transeuropa, 2009

Dopo tre formidabili reportages sull’anomalia giuridica e la barbarie italiana (Lager Italiani, Milano, Rizzoli, 2006; Lavorare uccide, Milano, Rizzoli, 2008 e Servi, Milano, Feltrinelli, 2009), Marco Rovelli ritorna alla poesia dopo il 2004 di Corpo esposto (il suo primo libro di poesie pubblicato dall’editore Memoranda di Massa). In quella straziata raccolta di versi e di affermazioni di principio forti e condivisibili, a un certo punto, con piglio severo e apertamente rimbaldiano, aveva dichiarato:

«Reclamo la mia inappartenenza. / il barbaro richiamo senza terra / l’accoglienza al vento che devasta / e libera presenza / l’occhio rivoltato al poi / il corpo abbandonato al suo deserto. / Reclamo l’odio senza oggetto / l’amore che ne stilla senza colpa / il furore che abita il silenzio. / Reclamo la parola / la sua notte. / La mia riconoscenza»

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