Gilgames

Enkidu. Laura Pugno, Gilgames’, trad. spagnola di Beatriz e Carolina Castellary, trad. francese di Michele Zaffarano, Massa, Transeuropa, 2009

Dodici brevi componimenti in onore di Gilgames’, il protagonista del primo poema epico finora conosciuto della storia dell’umanità compongono un poemetto solido come pietra e duro come il metallo che lo ha forgiato (di esso i traduttori in lingua ispanica e francese danno assai bene l’idea della possibile diffusione e comprensibilità verbale). In esso, il nome dell’eroe non viene mai fatto come pure quello del suo amico e fraterno sodale Enkidu alla cui vicenda (e sfortune) alcuni versi sono pure dedicati. Scrive Massimo Gezzi nella sua nota Su Laura Pugno:

«La silloge che abbiamo sotto mano, infatti, conserva i frammenti di una sorta di narrazione iperellittica. Ma la Pugno ha abbandonato, in questa tappa del suo percorso, sia il presente sconvolto che irrompeva in molte poesie del libro precedente, sia il futuro apocalittico che faceva da cronotopo al suo primo romanzo (Sirene, Einaudi 2007), per ripercorrere in versi niente meno che l’Odissea babilonese, ovvero l’arcaicissima epopea di Gilgamesh. Dodici poesie, allora, come le dodici [in realtà undici] tavole in accadico che tramandano una delle versioni del poema (quella tarda del VII secolo a. C.), in cui la pagina trattiene i superstiti reperti di quell’enorme lavoro “sotterraneo, interiore, e di ricerca” che di solito nella Pugno precede la stesura dei versi, secondo una dichiarazione dell’autrice» (le pagine del libro – come è tradizione per le Edizioni Transeuropa – non sono numerate).

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