Consiglio di classe

La scuola. Ancora un De Profundis
di Michele Lupo

Filippo La Porta, nell’introduzione a un volumetto di scrittori-insegnanti sulla scuola, Consiglio di Classe, uscito da poco per Ediesse, scrive che “Non si ragiona abbastanza sul conflitto che si è formato tra la scuola e la società (come si è andato configurando nell’ultimo decennio)”.

Ora, la maggioranza dei critici (lo dico in senso lato, visto che un senso proprio oggi non si vede, includendovi nominalmente recensori, promoters di ex-terze pagine e via di seguito) è ben più distratta di La Porta, al quale succede di entrare spesso nel vivo delle discussioni culturali (e non do qui giudizi di merito), di recensire libri di editori non di primo piano, insomma di essere attento. Epperò La Porta non sa che invece quello da lui sottolineato è proprio il punto noto a tutti, a tutti coloro che – ancora non burnout, secondo la gentile espressione con cui si sta liquidando un’intera categoria agli occhi del mondo – nella scuola ci lavorano con lucidità, e a tutti quelli che non vi pensano solo quando incontrano in metropolitana un vecchio amico sfigato preoccupato di non arrivare in ritardo mentre la dirigente di turno aspetta di cazziarlo al cancello.

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