Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo.

Da La parte, di Marino Magliani

Posteggiò nello slargo davanti al cancello e prese con sé il vaso di margherite che aveva comprato sull’autostrada.
Cercò nell’aria l’odore degli eucaliptus. Erano alberi piantati dalla sua classe, in quinta elementare.
Guardandoli così, senza sapere molto di quanto crescono in fretta gli eucaliptus, uno avrebbe detto che toccavano il secolo, ma non arrivavano a trent’anni. E non odoravano come altre volte. Le margherite invece sì, avevano l’odore del concime che si respira nelle serre.
Al rubinetto si bagnò il collo e gli occhi, si asciugò le mani sulla camicia. Poi riempì il secchiello e con la mano che teneva le margherite, spinse il cancello. Salita la scalinata, si diresse a una delle tante tombe che diceva Timonti.
Posò il secchiello, il vaso e si segnò.
«A sun arivau.»
Disse loro che era arrivato, tolse i crisantemi dal vaso sulla tomba: erano secchi che dovevano essere lì dal giorno dei morti, e al loro posto mise le margherite. Diede un po’ d’acqua sulla pianta grassa, col resto lavò il marmo.

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