El tempo de i basi

Andrea Longega, El tempo de i basi, Edizioni d’if, Napoli, 2009: una nota critica di Manuel Cohen

Escono nella collana i miosotìs per le Edizioni d’if, curate a Napoli da Nietta Caridei, i versi veneziani di Andrea Longega (1967), giunto alla terza raccolta neodialettale. El tempo de i basi, Il tempo dei baci, nucleo germinale di un lavoro di più ampio spettro a cui il nostro attende, deriva e parte dal nervo scoperto della scomparsa della madre, a cui il libro è dedicato, per attraversare un tempo differente e immedicabile di affetti e relazioni. Nel corso della lettura, più volte sono stato tentato dall’accostamento a un piccolo e fecondo libro di Eduardo Galeano, Il libro degli abbracci, dove l’esperienza della scrittura coincide con la funzione terapeutica. C’è stato un tempo, per Longega, il tempo dei baci, o c’è , perdura come pratica degli affetti e del dolore lenitivo, attraversa le cliniche e le stanze nosocomiali della sofferenza familiare e privata, perché: ‘solo ciò che è ben descritto/ si potrà, dopo, cancellare’, ‘solo quelo che xe bén descrìto/ se podarà, dopo, cancelàr’, travasandosi in riverberazioni di contesto o attingendo alla cronaca : tempo di baci e tempo di pugni dolorosi, come quelli di ‘ A Betlemme la basilica’, dove adepti di varie confessioni se le suonano di ‘santa’ ragione in uno dei luoghi più simbolici della non violenza: una scena tragicomica, quasi pervasa della ironia ebraica che il luogo richiede, per dire di un mondo di uomini ormai alla frutta. Nella casa-libro abitata da presenze memoriali, ‘su e zo/ par la casa’, ‘su e giù/ per la casa’, riecheggiano frammenti dialogizzati tra ferialità e understatement, che restituiscono una pietas filiale connaturata alla prosa dei giorni.

Commenti disabilitati su El tempo de i basi

Archiviato in libri

I commenti sono chiusi.