Nino Orsini

“Nino Orsini – fissa Pietro Mazzamuto nella sua relazione al Convegno tenutosi a Palermo il 30 Novembre 1995 – ebbe coscienza per tutta la vita di essere poeta e scrisse, attingendo alla sua condizione di uomo e di siciliano, sempre versi in dialetto.”
Giusto a partire da questa enunciazione intendiamo rievocare, a oltre venticinque anni dalla morte, la figura e l’opera di Nino Orsini (Palermo 1908-1982).
Agli inizi degli Anni Trenta, Nino Orsini frequenta Ugo Ammannato, Emilio Ruisi, Pietro Tamburello. Il GIORNALE DI POESIA SICILIANA, nel numero di Giugno 1988, propone, a firma di Pietro Tamburello, un ricordo di Vito Mercadante: “Tra le mie cose più care conservo uno foto (del 1933, riprodotta in calce all’articolo) in cui, con Nino Orsini e altri amici, ci stringiamo intorno al suo sorriso nel giardino della sua casa. Qualche anno ancora e la poesia siciliana avrebbe perduto la dolcezza di quel sorriso.”
Con Ugo Ammannato, Nino Orsini aderì al cenacolo fondato e diretto nel 1932 dal poeta e critico antifascista Santi Sottile Tomaselli, ed entrambi collaborarono al quindicinale SICILIA BEDDA che il cenacolo pubblicava, preferendolo al PO’ T’Ù CUNTU di Peppino Denaro e Giuseppe Ganci Battaglia che pure era in auge.
QUATTRU ZUTTATI, lavoro d’esordio di Nino Orsini, vide la luce in Palermo nel 1934. Con prefazione dell’autore, esso si articola in una prima parte che raccoglie nove ottave e un sonetto e in una seconda parte costituita da uno scherzo poetico in due canti per complessive quarantadue ottave siciliane titolato LA CURSA.
Nella Palermo di fine 1943, Federico De Maria venne a trovarsi a capo di un nucleo di giovani poeti dialettali: Ugo Ammannato, Miano Conti, Paolo Messina, Nino Orsini, Pietro Tamburello, Gianni Varvaro, e nell’Ottobre 1944 venne fondata la Società degli Scrittori e Artisti di Sicilia.

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