Il verso del moto

Narda FATTORI
Il verso del moto
Mobydick (Faenza, 2009)
Prefazione di Anna Maria Tamburini

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Dei cinque volumi di poesia finora pubblicati da Narda Fattori, ne conosco tre, quindi più della metà e nessuna delle sillogi ricalca le precedenti, pur mantenendosi intatte le strutture portanti della sua scrittura.
“ Il verso del moto”, mi appare maggiormente diretto alla semplificazione del discorso poetico, molto più aperto alla lettura delle sue intime riflessioni, di donna, di madre, di artista che lavora con e sulla parola.
Ho già detto, recensendo un altro bravo poeta suo conterraneo, di come la poesia emiliano –romagnola abbia delle peculiarità che, pur nelle ovvie differenziazioni, accomuna i veri poeti di questa matrice.
C’è la voglia di parlare di sé, ma non per esibire, piuttosto per operare un lavoro di demistificazione dalle artificiosità di cui è infarcita tanta parte della produzione poetica dei nostri giorni.
Credo di poter sostenere che la Fattori, in questa silloge, raggiunge punte di semplicità talmente raffinate da scombussolare l’anima: “Si fa dappresso il tramonto/ che allunga le sue ombre/ fra le zittite fronde della sera”.
Come non riconoscersi in questi versi, come non riconoscere il nostro personale tramonto e quello dei nostri ideali, il palpito segreto e inquietante, l’eco di mille domande rimaste senza risposta?
Onestamente, poco mi importa che l’opera sia divisa in quatto o quattrocento movimenti, questa è solo una scelta dell’autrice, che non mi sento di apparentare al “guscio di una chiocciola o all’apice di una conchiglia” , come mi è capitato di leggere in una colta recensione che le è stata dedicata, ma certo è una mia grave manchevolezza.

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