Ucciderò mefisto

di Michele Lupo

Questo piccolo libro di Valter Binaghi è una dichiarazione d’amore. E fossimo in vena di slogan giornalistici aggiungeremmo: Valter Binaghi è l’ultimo romantico. Che oggi suonerebbe straniante non perché questo genere di affermazioni porti con sé la tracotanza di un linguaggio da rotocalco seppure midcult. E’ che presa sul serio, la scena descritta nell’affermazione è quella di un camminare a ritroso, un pensiero forte e avventuroso che marca una differenza sensibile rispetto al regime del presentismo, dell’esperienza evanescente e consumistica cui sembra voler soggiacere l’Occidente attuale – consiglio a tal proposito di leggere gli ultimi libri di Massimo Rizzante o di Mario Perniola.

Il libro racconta la vicenda del professor Blangé, scrittore che riesce ad avere fortuna quando si mette in moto un meccanismo editoriale indifferente alla qualità dell’opera ma tutto teso a individuare nuclei emotivi “di massa” – nel caso specifico, il tema oggi davvero invasivo della “vittima”, declinato qui nella storia di una donna (nella realtà la moglie dello scrittore) che ha perso il bambino che aspettava.

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