L’ultimo tram

Non ci resta che ridere… Giancarlo Tramutoli, L’ ultimo tram, San Cesario di Lecce (LE), Piero Manni Editore, 2009

«In questa nuova raccolta affiorano due tipi di suggestioni. Tutte e due giocose e leggere. Quella italiana dei Vito Riviello, Toti Scialoja, Gianni Rodari, Totò. E quella americana dei Carl Sandburg, Frank O’Hara, E. E. Cummings. Più un’estetica visionaria e comica che è quella delle strisce dei Peanuts o di certi cartoni animati della Warner Bros che son stati assai importanti nella mia formazione poetica. Invece, a liberarmi dal “poetese”, fu la lettura a diciottenni di Spoon River di Edgar Lee Masters, con quella sua lingua piana, asciutta, priva d’enfasi. A vent’anni, leggendo e rileggendo Howl di Allen Ginsberg, imparai quante possibilità pirotecniche ci sono nelle parole. L’importanza di scrivere di slancio con onestà e senza autocensure. E quanto conta il ritmo, la musica, l’intuizione. E nei beat americani, ammirai la capacità di trovare illuminazioni e pathos anche nelle piccole cose vissute tutti i giorni. E nelle poesie ruvide dell’anarchico reazionario Bukowski, apprezzai l’antilirismo come poetica. L’uso del sarcasmo come ombrello per ripararsi dal sentimentalismo sempre in agguato» (p. 79).

Come si è potuto leggere sopra, Tramutoli non si fa problemi a mostrare le carte di cui si è servito per giocare al tavolo pericoloso e azzardato della poesia. I suoi modelli sono in bella mostra nella Nota dell’Autore che chiude il volume. L’influsso della poetica giocosa e aleatoria di e. e. cummings (come amava firmarsi) è evidente in un testo che a lui si richiama direttamente:

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