Andrea Camilleri

I “pizzini” ritrovati nell’ultimo rifugio segreto di Bernardo Provenzano, per più di quarant’anni latitante e lungamente riconosciuto quale capo supremo della “cupola” mafiosa sono un testo di interesse linguistico straordinario non tanto per le informazioni che comunicano ma per il modo in cui lo fanno (e d’altronde l’utilizzazione di questa espressione tipicamente siciliana e le espressioni relative al loro uso è ormai entrata nel linguaggio comune, soprattutto in relazione a fatti della politica). I “pizzini”, dunque, sono strisce di carta comune arrotolate più volte e poi sigillate che Provenzano faceva pervenire, tramite uomini fidatissimi e devoti, ai suoi interlocutori per dare suggerimenti e consigli, imporre ordini, preparare azioni e raccogliere fondi legati alla sua attività criminosa. Del “pizzino”, Camilleri dà questa briosa definizione:

«PIZZINO. Il Mortillaro, autore di un classico Dizionario siciliano-italiano del 1876, così alla voce “Pizzinu”: Piccola carta contenente breve scrittura e dicesi di moltissime scritture in genere. Il pizzino di Provenzano spesso non è una piccola carta, ma un foglio intero generalmente suddiviso per argomento e ripiegato più e più volte fino a diventare una listarella sigillata da un nastro adesivo trasparente. Così ridotto, il pizzino è facilmente occultabile (nel risvolto dei pantaloni, per esempio) e altrettanto facilmente scambiabile (lo si può fare con una semplice stretta di mano). Praticamente impossibile manometterlo senza che la manomissione sia immediatamente scoperta. Certe volte, all’interno di un pizzino, ci sono altri pizzini più piccoli che recano il destinatario siglato in un primo tempo con le iniziali e in seguito con un numero. Uno dei collettori principali si preoccupava di far pervenire i pizzini a coloro ai quali erano particolarmente indirizzati. In genere il pizzino è di “breve scrittura”, solo raramente Provenzano si dilunga, soprattutto quando prende cappello per un fraintendimento o per una trasgressione. Allora è tutto un rabbioso ricopiare e allegare tutto quanto si era in precedenza stabilito con puntiglio degno di un archivista di razza.

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