Archivi del mese: giugno 2010

Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese

Stefania Nardini Marsiglia l’ha conosciuta dopo aver sognato Jean-Claude Izzo che le diceva che la città le avrebbe parlato di lui. Ci è andata e se n’è innamorata, restandoci per quattro anni. Leggendo le pagine di questa ‘biografia di atmosfere’, si raccoglie come il precipitato di questa esperienza di vita. La scrittrice-giornalista romana, ma napoletana dentro, era la persona più indicata, per professione e cultura, a scavare nel percorso biografico e artistico di questo reporter-scrittore francese di origine – appunto – campana. Non si limita, infatti, a raccontare i fatti della sua vita – a partire dall’antefatto, l’emigrazione del padre Gennaro (di Castel San Giorgio, in provincia di Salerno), con le difficoltà del suo inserimento in una città sia pur cosmopolita, il “porto” per eccellenza, nel senso più pregnante del termine. Va oltre. Scende sul terreno delle connessioni intime tra l’anima di un uomo complesso e battagliero, artista e attivista politico, giornalista e agitatore culturale, e l’ambiente in cui è vissuto, con le sue complessità sociali – in gran parte legate alla sua natura multietnica, oltre che alle difficoltà economiche relative alle attività portuali – e la sua spiccata capacità di sollecitare tutti i sensi, dalla vista (con i suoi intensi colori), al gusto (numerosi i riferimenti alla cucina, anche italiana, che l’autore francese amava in modo particolare), dal tatto (con gli amori che hanno costellato la sua vita) all’udito (con la congerie di lingue e dialetti parlati a Marsiglia), senza dimenticare l’olfatto, con quella metropolitanità frammista che ti entra nelle narici e ti cambia dentro prima che te ne sia reso conto. La genesi dei romanzi della nota trilogia noir di Izzo, Casino totale, Chourmo e Solea, oltre che di Marinai perduti e de Il sole dei morenti, si inserisce così in un contesto creativo che comprende tutto quello che l’artista ha incontrato e percepito lungo la sua strada. E ne fanno parte anche numerose raccolte poetiche (Izzo inizialmente non si vedeva come romanziere), e gli articoli scritti per il giornale “La Marsellaise”. Insomma, il vero protagonista di questa specialissima biografia è il mondo in cui lo scrittore ha vissuto, la sua “Marsiglia dell’anima”. La sua vita, per come traspare dal libro di Stefania Nardini, ne è stato il risultato, forse inevitabile, sicuramente genuino. E quest’opera densa e piena di passione ne è lo specchio, tanto che la si legge come un romanzo. Forse perché, in fondo, lo è, come tutte le cose della vita, o almeno delle vite vissute inseguendo un sogno.

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Linee di fuga. Nietzsche, Foucault, Deleuze

Il rizoma e la parresia del saggio. Stefano Berni – Ubaldo Fadini, Linee di fuga. Nietzsche, Foucault, Deleuze, Firenze, Firenze University Press, 2010

«L’attuale è dunque l’”adesso del divenire” e non la prefigurazione di un determinato percorso storico. E’ questa differenza tra il presente e l’attuale a consentire una presa di posizione critica (una presa di distanza) nei confronti di qualsiasi forma di “storicismo”, di razionalizzazione “assoluta” del decorso storico, che ri(con)duce integralmente l’uomo all’orizzonte della storia. Il rinvio all’attuale permette anche di elaborare una risposta alla questione del consumarsi o meno del “destino dell’uomo” nell’immanenza storica che non suggerisce semplicemente la sostituzione di un altro centro di gravità rispetto a quello della storia (ad esempio, la natura, riproponendo così l’abituale contrapposizione tra “filosofia della storia” e “antropologia filosofica”). All’esistenza “storica”, contrassegnata dagli ordini / comandi del presente, è possibile prospettare delle “linee di fuga” rappresentate comunque dai divenire che lo stesso presente veicola. E’ proprio questa attenzione alla dinamica dell’”evento”, che “nel suo divenire sfugge alla storia”, a richiamare, oltre la nietzscheana “eternità dei divenire”, quel “fuori-interno”di Foucault che sta alla base – ne è l’anima – di un processo incessante di differenziazione, che è irriducibilmente “creativo” (di “nuove terre” e di “nuovi popoli”, per dirla ancora con Deleuze e Guattari), che “eccede”, non può non farlo, “il confine stesso della storia” (F. Masini) e le sue logiche di sopraffazione» (Stefano Berni – Ubaldo Fadini, Linee di fuga. Nietzsche, Foucault, Deleuze, Firenze, Firenze University Press, 2010, pp.103-104).

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Le parole blu

di Giovanna Mozzillo

Le parole blu” di Marina Torossi Tevini (edizione Campanotto): libro insolito e complesso in cui due racconti lunghi – o, se preferite, romanzi brevi – vengono sapientemente manovrati da un’autrice che chiaramente al suo attivo ha un ricchissimo bagaglio di solide, impegnate e diversificate letture.

Nel primo un’indagine disincantata sul rapporto di coppia (lei è Alice che vorrebbe l’assoluto, lui è Alessandro che di sé offre solo briciole, ma “briciole doc”) a cui fa riscontro in parallelo una non convenzionale rievocazione della grecità classica, una rievocazione in virtù della quale – com’è, come non è? – succede che per le vie di Atene (dove Alice è in vacanza) ci imbattiamo in Socrate in persona, un Socrate in gran forma, che polemizza con Teofrasto e scherza con Aspasia. E c’è da sottolineare che si tratta di una rievocazione in cui alla scrupolosità della ricostruzione si accompagna una sorta di stupore per quanto attraverso i millenni si è ribaltato il modo in cui gli umani si accostano alla realtà (basti dire che nell’Ellade di allora l’amore con la A maiuscola era quello tra uomo e uomo, mentre l’eros eterosessuale veniva considerato di seconda categoria, superficiale, grossolano, finalizzato al solo appagamento fisico).

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Nulla è sicuro ma scrivi

“Nulla è sicuro, ma scrivi” (Fortini). Giovanni Stefano Savino, Canto a occhi chiusi. Anni solari V, Firenze, Gazebo, 2009

 

Dal 1999 a oggi, in dieci anni di lavoro, Giovanni Stefano Savino ha sfornato cinque volumi di versi (più una sezione di testo di Trialogo con Mariella Bettarini e Gabriella Maleti, Firenze, Gazebo, 2006) di impatto e peso notevoli, non foss’altro che per il numero delle pagine edite e la quantità straordinaria dei testi poetici scritti.

Per citare una scherzosa affermazione di Alessandro Carrera (fatta nel corso di una sua recensione apparsa sulla rivista americana “Gradiva”), sembrerebbe che la poesia si sia seduta a tavola con lui, a pranzo e a cena, in tutti questi lunghi anni di lavoro diuturno e generoso.

Argomento privilegiato della poesia di Giovanni Stefano Savino è lo scrivere poesia, la natura materiale e ideale della sua stesura, il suo essere centro quasi assoluto della sua vita e della sua attività.

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