Archivi categoria: altro

Simone Weil

Era un’intellettuale, una mistica, una poetessa. Una donna
sensibilissima, a tutto tondo, nemica del culto della forza, proprio negli anni violenti della seconda guerra mondiale. Era una “pasionaria” animata da una fede assai concreta, una persona onesta che scriveva benissimo, perché si sforzava di pensare bene. Si mescolava alla gente, cercava di restare umile. Innamorata della Croce, diceva, ma di quella del buon ladrone.
Non voglio che finisca l’anno – nel 2009 ricorre il centenario della sua nascita – senza parlare di Simone Weil: ne abbiamo letto molto poco, su quotidiani e periodici – figuriamoci in tv – quindi cerco di mettere in ordine qualche idea, soprattutto per me stesso.
Mi sono state particolarmente care le pagine de “I catari e la civiltà mediterranea”, dedicate alla civiltà occitana e scritte a Marsiglia nei primi mesi del 1942. In esse la grande pensatrice descrive la parabola discendente dell’Europa e della civiltà occidentale, il bivio violento imboccato a partire dal Duecento, e che l’ha portata quasi a diventare “l’impero della forza”.

Commenti disabilitati su Simone Weil

Archiviato in altro

Post noir

di Riccardo Ferrazzi

Per chi vede la faccenda in questo modo, non c’è altro da dire. Eppure è un fatto che, periodicamente, gli scrittori si sentono soffocare in una camicia di forza e, di solito, la identificano nel genere letterario imperante. È così che sono nati il romanzo senza trama, il romanzo-saggio, il romanzo-in-cui-non-succede-niente, ecc. ecc. Ma è stato come fuggire da Scilla e andare a sbattere in Cariddi: cambiare genere significa evitare le caratteristiche formali di un cliché. Se però la sostanza è la stessa, a che serve vestirla di nero, di giallo o di rosa?

Commenti disabilitati su Post noir

Archiviato in altro

Metamorfosi del giallo

di Alessandro Ansuini

Non era il surrealismo i colori si celavano vicendevolmente e attorno ad ogni persona gravitavano una serie di pianetini dalle diverse attrazioni fra i quali fluttuare, detestare e arrampicarsi. Attuavano diverse politiche le mani dai piedi e dalle dita stesse mentre nel mezzo della tempesta, se prendevi una macchina e guidavi nella neve i fiocchi esplodevano come fuochi d’artificio continui sul parabrezza della fronte. Arrivando dalla campagna alla città le sequenze si facevano geometriche e cominciavano a inanellare teorie di trattini, di piccole sfere, l’occhio pulito poteva lasciarsi scorrere sulla corteccia milioni di scritte in cromatismo senza possederne la traduzione, ma d’altronde quest’uomo nuovo, e dico nuovo perché è adesso, non ha nessun atteggiamento di rivalsa se non verso di sé, non possiede niente e non ambisce a coltivare nessun linguaggio, lasciando il pensiero manifestarsi senza sillabe, in liquidi.

Commenti disabilitati su Metamorfosi del giallo

Archiviato in altro

Charleston

Testo e foto di Giovanni Agnoloni (già pubblicati su AlibiOnline)

 

Ho realizzato questo viaggio, queste foto e questi filmati con Agnieszka Moroz, che oggi non è più fisicamente con me, ma continua e continuerà sempre ad accompagnarmi. Tutto quello che scrivo, da oggi, è anche e soprattutto per lei.

Quando atterrammo a Charleston, South Carolina, ci accorgemmo subito che il tempo era tutta un’altra cosa, rispetto al Maryland e alla Pennsylvania, da cui arrivavamo. Se lì la primavera era appena agli inizi, qui era quasi sfacciata.
Massimo Maggiari, scrittore e docente di Studi Italiani al College of Charleston, ci aspettava nella sala degli arrivi. Era la prima volta che ci incontravamo, dopo numerosi scambi di e-mail e varie chiacchierate via Skype. Avevo letto il suo Dalle terre del Nord (ed. Vivalda), un bel libro sulle solitudini sub-polari e alpine, e lui era rimasto incuriosito dalle mie ricerche tolkieniane e dalle mie attività letterarie su internet e non. Così mi aveva invitato a parlare ai suoi studenti, non solo di fantasy, ma anche del mestiere di scrittore in Italia, oggi.
Massimo, appassionato di sciamanesimo, porta sempre il suo tamburo inuit, nel sedile posteriore dell’auto. Lo picchiettò subito, per darci in benvenuto. Poi partimmo verso la città. Tutt’intorno c’erano un’atmosfera e un paesaggio pre-tropicali. Vegetazione abbondante e fiumi larghi, che sapevano di oceano. Infine arrivammo in centro.
Le strade di Charleston, dove fu girato il celeberrimo film Via col vento, avevano un’ombra di antico e quasi di trascurato, fuso a tal punto con la sua bellezza tra il classico e il coloniale che non si sarebbe potuta individuare la linea di confine.
Il cielo era gonfio, ma non c’erano nuvole cattive; solo un senso di umidità rappresa. L’aria era pregna di verde. Giardini, villette che evocavano anni passati di segregazione razziale e un sentore di disordine, tra il livornese e l’africano. Un posto di mare, anche se l’oceano è un po’ più in là – il cuore del nucleo urbano è compreso in una sorta di triangolo tra l’estuario del fiume Ashley e quello del fiume Cooper, che qui confluiscono.

Commenti disabilitati su Charleston

Archiviato in altro

Medusa

Il regista al centro di cinematografia di Chierimedusa

Un’emozione profonda sostenuta da centinaia di inquadrature, di soluzioni molto coraggiose nel campo della grafica, dell’animazione, della musica, una vicenda drammatica raccontata con uno stile e un equilibrio rari nella cinematografia di oggi: è il docu-film di Fredo Valla “Medusa. Storie di uomini sul fondo” – storia di un sommergibile italiano affondato nel mare di Pola durante la II Guerra mondiale, per giorni e giorni 14 uomini rimasero intrappolati sul fondale, e infine morirono nonostante il tentativo di soccorrerli – che viene presentato domani alla scuola di animazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Chieri.
Fredo Valla, regista che aveva firmato il soggetto e con Giorgio Diritti la sceneggiatura de “Il vento fa il suo giro”, film sulle valli occitane divenuto un caso cinematografico (grazie al tam tam del pubblico di tutta Italia, e a tanti riconoscimenti internazionali, compresa la candidatura al David di Donatello) dalle 14 alle 16.30 terrà un seminario per gli studenti con Francesco Vecchi, che ha frequentato il corso e che ha realizzato le animazioni di “Medusa

Commenti disabilitati su Medusa

Archiviato in altro

basta che funzioni

Il film di Woody Allen mette in scena un vecchio trombone (non tanto vecchio) ateista, disilluso, cinico e ironico (e discretamente miracolato dal destino che lo salva da un paio di tentativi di suicidio e soprattutto gli regala l’incontro con una deliziosa ragazza, molto più giovane di lui che lo ama al punto da sposarlo). Il libro della Robinson (vincitore del Premio Pulitzer di qualche anno fa, un libro a mio parere discontinuo, molto classico, ma denso, specie nella straordinaria parte centrale, di consolanti e poetiche considerazioni sulla fede che rincuorano e fanno riflettere) ha come protagonista un anziano pastore protestante che, malato e ormai prossimo a morire, scrive un diario che lascerà come testamento esistenziale al figlio di sette anni (avuto in età molto avanzata da una giovane donna – dunque in entrambe le storie  c’è una coppia dalla grande differenza di età. Questa è una seconda coincidenza, non la vera sostanza della parentela di cui dicevo sopra).

Commenti disabilitati su basta che funzioni

Archiviato in altro

Quello che non ho

Caro Vasco,

davvero ci vuole quello che io non ho, ci vuole pelo sullo stomaco [ho solo l’esofago a fiamma e più di un’ulcera e no!, lo so che non bastano]. Il problema è che non lo voglio. Non più. È sempre una questione di pelo. E nugoli di discussioni/dibattiti «De Videocracy» [hanno scoperto che tettEculi muovono marEmonti? Complimentoni! Non ce ne eravamo maimai accorti!] e cercare di muovere passi senza prostituire né corpo né credo – sapevo, l’ho sempre saputo, non sarebbe stata impresa facile… E sì che tu [me] lo canti da sempre: «le regole sono così / è la vita! ed è ora che CRESCI! / devi prenderla così… ». E sì che ti re-cito da sempre: «Sì, stupendo! Mi viene il vomito!». E sì che: nausea dopo nausea, ho rimesso tutto – in ginocchio, pregando per domani migliori da destinare. Io ho visto. Io ho sentito. Tutto. Tutto lo schifo, tutti gli orrori, tutte le perversioni, tutta la merDaviglia del popolo delle Arti.

Commenti disabilitati su Quello che non ho

Archiviato in altro

L’apocalisse sulla strada

di Loris Pattuelli

Dura la vita dopo l’apocalisse. Dura, ma ancora possibile. Per arrivare dalle parti del mare, bisogna incrociare città, campagne, centri commerciali, boschi, periferie e paesi.
Sulla strada di nuovo? Può darsi. C’era una pista felice che attraversava tutta la terra e, se guardi bene, c’è anche adesso.
Un uomo e un bambino la percorrono con un carrello pieno di barattoli, coperte e teli di plastica.
Hanno anche un kit di pronto soccorso e una pistola con due proiettili.
Amore è una parola di cinque lettere, proprio come morte, vita ne ha invece soltanto quattro, tre meno di libertà, sette meno di compassione.
Credo che la cosa abbia a che fare con la nostra idea di speranza, forse anche con il canto dei grilli e degli uccelli migratori.
Un uomo e un bambino si dirigono verso il mare e conservano un fuoco che promette di riportare tutto a casa.

Commenti disabilitati su L’apocalisse sulla strada

Archiviato in altro

Piccola editoria italiana

di: Guido Tedoldi

Dopo la visita alla 19ª edizione di «Parole nel tempo», piccoli editori in mostra al Castello di Belgioioso (PV)

La piccola editoria italiana sta morendo. O magari stanno morendo soltanto i piccoli editori che da 19 anni hanno fatto di Belgioioso un appuntamento fisso di fine estate – e che per questa edizione hanno scelto di non esserci. Alcuni di loro, probabilmente, erano a Torino per i «Portici di carta», altra fiera della piccola editoria programmata negli stessi giorni, sabato 26 e domenica 27 settembre. Se hai un’azienda formata da poche persone e con un magazzino minimo, o sei di qua o sei di là. Sta di fatto che qua c’erano visibilmente parecchi stand in meno rispetto al passato.
Quest’anno, però, a Belgioioso è mancato anche il pubblico. Io ho assistito in prima persona a una decina di «Parole nel tempo» e ricordo edizioni (anche quella dell’anno scorso, 2008) in cui il pubblico era tanto che non c’era verso di spostarsi con efficacia tra i vari stand e le varie stanze del castello. Ci si pestava i piedi, ci si doveva contorcere tra braccia/gambe/teste per vedere bene un libro o anche leggere un certo titolo potenzialmente interessante. E non c’era verso di scegliere un orario migliore di un altro (tipo: vado la domenica all’ora di pranzo così i primi visitatori se ne sono già andati e gli ultimi verranno dopo mangiato) perché c’era sempre pieno.
Quest’anno no. C’era una specie di vuoto.

Commenti disabilitati su Piccola editoria italiana

Archiviato in altro

Incontrare l’Altro

Nell’era digitale e pixeloforme di Facebook tutto appare fluido e semplice: con nonchalance cliccando su di un tasto si concedono amicizie e si elargiscono condivisioni che avranno la stessa (in)consistenza puramente virtuale della fotina o dei link che rubiamo da youtube a corredare il nostro profilo.

L’esperienza fondante dell’incontro autentico con l’Altro ( cioè, quello che Lévinas chiamava il nostro “sostituto”)- un’esperienza di carattere puramente sensuale ( nel senso che implica l’utilizzo necessario dei cinque sensi)- si riduce così ad essere una pratica surrogatoria o incidentale. In alcuni casi addirittura temuta: che cosa accadrebbe infatti alla nostra vita se l’amico di facebook si materializzasse davvero? Ecco così che quei lemmi –amicizia-condivisione- , di per sé tanto eticamente alti, servono talvolta ad oscurare la profonda solitudine di esistenze che si accontentano di dare-richiedere amicizia limitandosi a sbirciarne gli aggiornamenti nell’altrui profilo. Profilo: qui il termine è assai azzeccato, vista la superficialità di un contatto che è intrinsecamente inautentico, ridotto com’è quasi sempre ad un approccio meramente visuale ed unidimensionale. Il riscontro fisico con il nostro prossimo, il felice- o tragico- intersecarsi della nostra esistenza con quella altrui si arresta così sul confine di una collocazione del tutto fantasmatica e virtuale. In realtà già Shakespeare aveva previsto che uno dei meccanismi più efficaci attraverso cui si attuava la riduzione/reificazione dell’Altro stava nel relegare il nostro prossimo ad una condizione di immaterialità, di virtualità, di non-esistenza.

Commenti disabilitati su Incontrare l’Altro

Archiviato in altro